Pesce scorpione maldiviano

 
Luigi Filippini, Venezia 1941

 

Pietre

Un marciapiedi di pietre lucide,
Un trenino di legno, uno spago, un bambino.
Lontano il rombo del bombardamento.

Una panchina di pietra lucida,
alcuni aghi di pino cadono tra i radi capelli.
Vicino il rumore di motorini.

 

Camera oscura

Un raggio di luce dalle imposte chiuse,
sul soffitto l'immagine rovesciata della via.
Quattro zoccoli nel silenzio dell'ora più calda,
due figure attraversano il soffitto.

 

Tempo

Ci sono anch'io: Franco Colombo Umberto.
Il vento scuote le foglie del pioppo,
un sigaro si consuma tra le dita.

 

Posacenere giallo

Vecchi oggetti noti sulla scrivania,
quasi non li vedo più.
Quale altro sguardo si poserà su loro?

 

In camposanto

Una bianca lastra di marmo,
l'occhio magnetico di una lucertola
e due sguardi s'incrociano.
In alto il sole di giugno
sotto i piedi un'ombra corta
davanti l'eternità.

 

Il colore bianco

L'ora più calda di mezza estate,
una camera al buio,
la luce delle gambe di luna.
La porta socchiusa del bagno,
dentro la vasca Luciana,
brillano i bianchi seni.

 

Perché

Le rose gialle sono punti di luce,
le api ronzano piano
voci di bimbi che giocano.
Nell'angolo un solo roseto rosso.
Rose che la mamma non colse mai.