Casa di Tiezzi

 
Emilio Filippini. Cortile casa Filippini.

 

 

La casa di Enzo (99)

Piero non ha mai provato invidia. un sentimento che non conosce. Per quant'era bella quella casa!

Lisa e Piero erano arrivati a Siena poco dopo l'ora di pranzo, Enzo li aspetta.
Lasciano l'auto fuori le antiche mura e imboccano una stretta via delimitata da alte case, dopo una salitella c' un arco che scavalca la stradina. Sulla destra un alto muro in mattoni, un portone di legno e il campanello.

Si entra in una grande corte pavimentata in mattoni, a destra una chiesetta, a sinistra la casa.
Davanti la meraviglia. Lo sguardo si perde in una valle.
Il cortile prosegue con il giardino che scende ripidamente. Oltre il giardino, un cancelletto di legno, da accesso alla valle coltivata a frutteto. Il limitare del terreno costituito dalle mura del "dugento" di Siena. Dal punto in cui sono si fatica a vedere le mura, tanto sono distanti.
Nel giardino c' una vecchia fonte, un'alta volta di pietre chiusa sul fondo da un muro in mattoni. Al centro Enzo ha collocato una scultura di Pietro Cascella. Un po' pi sotto la limonaia in ferro e vetro.

"Ciao, come andato il viaggio. Entrate c' il caff pronto".
Tutt'intorno i ricordi dei viaggi di Enzo. Non c' angolo della casa che non sia occupato da oggetti o foto o quadri. Il tutto crea un po' di confusione, ma a Piero piace, stringe la mano di Lisa.

Nadia li conduce al piano superiore. Li ospitano nella loro camera. Anche qui oggetti, foto, quadri dappertutto. Il soffitto decorato da un rosone a fiori azzurri e blu.

"Vieni, vieni. C'è dell'altro da vedere". Enzo li accompagna a visitare la chiesetta. stata trasformata in biblioteca. Gli armadi sono alti e in legno scuro. Sono zeppi di libri. I tavoli, oltre ai libri, sono letteralmente sommersi da oggetti.

Un'anta della libreria cela un passaggio. Una ripida scaletta di ferro conduce in un cunicolo in cui si pu a malapena camminare eretti. Il pavimento di pietra scura, dopo pochi passi una botola di vetro permette la vista di un pozzo. un pozzo di raccolta per l'acqua e stanno camminando dentro vecchie condotte che rifornivano la citt.
Il lungo corridoio termina con un'altra scala in ferro che sale nel salotto della casa.

Enzo vestito di bianco e sorride. Piero e Lisa si tengono per mano.

Si siedono in salotto ed Enzo spiega loro il tema del convegno che organizzerà in ottobre ad Ingurtosu. Piero lo ascolta distrattamente, il suo sguardo si posa via via sugli oggetti, le foto, i quadri. Lisa lo guarda e sorride.

Non ha mai provato invidia. Per quant' bella questa casa!

 

Il casone di Filiberto (70)

Una volta superato Tre Porti manca veramente poco. Un ponte stretto, una stradina che costeggia un canale e poi si gira a sinistra verso un paesino veramente piccolo: Saccagnana.
Una decina di case disposte in cerchio, al centro uno spiazzo, come una grande aia. Il cerchio interrotto dalla strada che entra e da quella che esce. Una volta usciti ci si trova circondati dalla laguna, acqua a destra e acqua a sinistra. L'argine sterrato corre dapprima tortuoso e poi diritto per qualche chilometro. E' qui che a Piero piace spingere la vettura ad alta velocità. Il vento tra i capelli, l'odore salmastro della laguna, il rumore del motore nel silenzio assoluto. Pochi chilometri, poi un cancello di ferro sorretto da due pilastri e la stradina entra nella "valle". La ghiaia del vialetto produce, sotto le ruote, un rumore piacevole. Gli ricorda la nonna quando, la sera, tornava dalla città nella villa di campagna

Piero saluta con il braccio al di sopra del parabrezza le bambine che gli corrono incontro.
Alessia si siede al volante e mima la guida, Ilaria fruga nella borsa alla ricerca delle caramelle.
La splendente Gloriana esce dall'acqua: "Ben arrivato. Sei in ritardo, ti aspettavamo per pranzo".
Filiberto sta togliendo i sassi della ghiaia che sono impunemente rotolati sul marciapiede.

Il casone di valle rosso, verso nord il tetto scende fino quasi a terra, a sud una tettoia ripara dal sole due divani e una tavola da pranzo. Davanti al casone un invaso, lungo un centinaio di metri e largo venti, funge, nei mesi estivi, da piscina. il "colauro": la grande vasca dove i pesci, in autunno, vengono convogliati per essere pescati. Tutto attorno prato con tamerici ed acacie, sul fianco destro del casone c' un piccolo orto, due fichi e un pesco. La valle vera e propria si sviluppa ad est per centinaia di ettari.

Filiberto e Piero entrano in casa. Il bar nella "sala dei corni". Una birra per Filiberto ed un Campari soda per Piero. Il nuovo trofeo non ancora appeso. Bisogna trovargli un posto tra gli altri centinaia gi fissati al muro. La testa del Kudu appoggiata sul tavolo fratino. Filiberto, con un metro in mano, cerca dove posizionarlo al meglio. Al millimetro.

La stanza puzza di formalina e di naftalina.
Fuori c' il sole. Piero raggiunge gli altri ospiti.
Carlo, detto il Conte, completa un cruciverba all'ombra di un ombrellone. Giano chiacchera con Gloriana e Bianca accendendo una sigaretta con il mozzicone dell'altra. Tone fa pratica con una canoa nel colauro. Altri prendono il sole su materassini in acqua. Le bambine giocano con un granchio in una piscinetta di plastica.
Piero incerto se portarle a fare una passeggiata e salvare il povero granchio o riposarsi all'ombra della tettoia.

La luna ancora bassa all'orizzonte. Le cicale tacciono. Alcune spiraline di piretro bruciano agli angoli della veranda. Gli uomini di valle hanno preparato del pesce alla griglia. Filiberto pulisce il suo branzino con meticolosit: non butta nulla. Tutti chiacchierano. Piero sta gi fumando un sigaro sul divano, umido: le bambine ci si sono sedute appena uscite dall'acqua.
Domani c' la semifinale Italia Germania.

 

La casa di Carletto (estate) (72)

Dieci minuti dopo aver imboccato la "romea" sulla sinistra c' una stradina. Poche centinaia di metri e diventa sterrata. Sulla sinistra, per qualche chilometro, è costeggiata da un canale d'acqua salata.

Piero ha appena acquistato uno spider inglese. Le ruote fanno un piacevole rumore sulla terra e sui sassi.
Dai rovi, che da destra allungano i rami sulla stradina, si alzano goffi in volo due fagiani. L'auto slitta un po' per la frenata. Piero segue il breve volo; i fagiani si tuffano subito dentro la boscaglia.

Le costruzioni sono due: una grande villa dell'ottocento e, a destra, una casa bassa a due piani che Carletto ha trasformato in luogo di ritrovo e di pranzi per gli amici. In una nicchia della cucina c' un grande camino, intorno, a forma di "U", una seduta di pietra. Dalla cucina si accede ad una stanza che funge da dispensa. Due celle frigorifere sono sempre fornite di cacciagione, pesce e vini bianchi. I vini rossi sono in un localino attiguo. Al soffitto sono appesi dei lunghi bastoni che reggono salami, prosciutti, ed altri insaccati.
Al piano di sopra abita il guardiano.
Le stanze per gli ospiti sono invece nella vecchia villa. Qui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita il vecchio conte, pap di Carletto.
Gli amici passano la giornata sempre nella casa accanto.

Tatti e Meno, discendenti di una famiglia che aveva dato due Dogi, sorseggiano vino bianco e leggono fumetti. Gloriana, Bianca, Giannozza e altri hanno imbastito un torneo di tennis. Qualcuno entra furtivamente nella villa seguito da una giovane ospite

Carletto, Piero e Filiberto salgono su una vecchia "topolino". Il tetto stato tagliato, le portiere sono state tolte. Rimangono i due sedili davanti; dietro, invece, un pianale di legno e due panche. la macchina con cui si gira per la valle.
Una parte di questa di acqua dolce: proviene da un pozzo fatto scavare da Carletto. Qui vive in libert un branco di bufali. Non servono n per il latte n per la carne: a Carletto piace guardarli.

Li trovano quasi subito, sono una quindicina, hanno le zampe semisommerse in acqua, pascolano tranquilli.
Piero e Carletto scendono, Filiberto, in piedi sul pianale di legno della "topolino", osserva con un cannocchiale. L'aria ferma, si sentono solo le cicale, un acre odore di selvatico arriva fino a loro, alcune "garzette" camminano circospette tra i bufali, ogni tanto tuffano il becco in acqua. Carletto fa un grosso sospiro: "bei, ah?".

Il guardiano e un altro uomo di valle hanno acceso un fuoco per il pesce alla griglia. Voltano e rivoltano i pesci, li spennellano con olio e aromi.
A tratti Piero sente un nell'aria un buon profumo. Dal campo da tennis torna un gruppetto, dalla villa escono due ospiti. Tutti si avvicinano.

Dopo cena sono seduti sulle sedie a sdraio nello spiazzo davanti alla casa del guardiano. Alcune spirali di piretro bruciano intorno. Hanno spento tutte le luci, la luna pi che sufficiente.
"Gheto visto chel mas-cio che do corni". Piero ascolta la conversazione, guarda le stelle, pensa all'appuntamento che ha pi tardi.
"Fermeve qua stanote", Filiberto e gli altri tentennano un po' poi acconsentono.

Piero accampa una scusa e saluta gli amici.
Di nuovo il dolce rumore dei sassi sotto le ruote. La luna illumina la stradina. Il pensiero corre all'appuntamento.

 

La casa di Carletto (inverno) (74)

Per arrivarci erano necessarie nove ore d'aereo e un'ora di Jeep. Piero e i suoi tre amici sono un po' stanchi.

Il viale di Mutaiga fiancheggiato da altissimi eucalipti. L'aria è profumata. E' ben diversa da quella della periferia di Nairobi che hanno appena attraversato.
Il cancello della villa aperto: li aspettano. Ai lati due indigeni in livrea verde lo richiudono appena entrata la Land Rover. Un viale di ghiaia conduce alla scalinata che sale in casa.

Giannozza sulla porta: ha un lungo abito, stile keniota, completamente bianco con piccolissimi ricami d'oro attorno al collo. "Carletto vieni, gli angeli sono arrivati".
Chiamava cos i quattro amici forse per via della statura. Non che fossero particolarmente alti. Era lei che li "vedeva" così.

Li conduce sulla terrazza sul retro. Sei divani di midollino con cuscini bianchi, due ombrelloni di paglia, qualche tavolino.
I due fratelli Galmann si fanno incontro ai nuovi arrivati. Sono scesi a Nairobi dal loro ranch per salutare i quattro amici.
Filiberto e Gloriana si siedono, Bianca racconta qualcosa a Giannozza, Piero si avvicina alla balaustra della terrazza.

Il giardino, molto curato, caratterizzato da buganvillee rosse, rosa e lilla. Degrada lentamente verso un terrazzamento sul quale c' una macchia azzurra: la piscina.
Pi sotto il giardino diventa bosco di eucalipti ed acacie. Nessuna altra casa in vista.

Carletto arriva sorridendo "ciao tosi, fatto buon viaggio?".
Ha un paio di calzoncini stinti che un tempo dovevano essere blu, una maglietta di colore indefinibile che gli sta un po' sollevata davanti. Ha appena finito di giocare con uno dei flipper che ha in casa.

Un indigeno con giacca rossa e bottoni d'oro ha in mano un vassoio con una caraffa e bicchieri. Posa il tutto su un tavolino e chinandosi leggermente chiede "Bwana Carletto desidera altro?".
"Chi voe na caipirina"? Piero guarda Filiberto negli occhi. Vista l'ora, sembrava prematura.

I due fratelli Gallmann raccontano le loro ultime avventure di caccia.
Giovanni, alto magro, con un volto che sembra scolpito nella pietra, parla poco. Una gamba accavallata sull'altra, vestito completamente di bianco, a piedi nudi. Non muove un muscolo, ogni gesto misurato, anche la voce piana, senza sussulti.
Paolo l'opposto, estroverso, sempre sorridente, biondissimo. Racconta l'ultima caccia al bufalo. Il suo racconto affascinante, lo punteggia di battute spesso autoironiche e di particolari divertenti. Beve da un'enorme boccale di birra, la schiena appoggiata al divano, gambe distese in avanti. Con l'altra mano mima la carica del bufalo.

Piero entra in bagno per rinfrescarsi. Tutto sembra sovradimensionato, anche gli asciugamani sono enormi: sono di lino bianco. A Piero piace il contatto di quel tessuto sulla pelle: gli ricorda la casa della nonna.
Fuori dalla porta lo attende un cameriere in giacca bianca. Gli aveva indicato il bagno ed ora lo aspetta per indicargli la strada per tornare in terrazza. Attraversano un lungo corridoio dove incontrano una cameriera che si nasconde immediatamente dietro una porta. Arrivano in un salotto: poltrone blu e tappeti azzurri. Poi un altro salotto, dalle grandi porte finestre si accede alla terrazza.


Carletto aveva fatto preparare due stanze per i quattro amici. Ma, per accontentare Piero, avevano scelto di alloggiare nell'hotel più old england di Nairobi.
Piero ascolta i racconti distrattamente, non vede l'ora di fare una doccia in albergo. Il Norfolk: proprio quello che, per i suoi soggiorni in Kenia, sceglieva Hemingway.

 

Il ranch di Carletto (74)

Accompagnano Carletto e Giannozza ad un piccolo aeroporto.
Il Piper gi sulla pista, il pilota indiano saluta: "morning mister Carletto". "Ciao Antony, porteme a Colchecchio". Antony saluta militarmente "Yes sir, my colonel". "Ciao tosi, se vedemo a Colchecchio".

Il Piper decolla e Piero avvia la Jeep. Lui e i suoi tre amici faranno il viaggio in auto: mezza giornata, se tutto va bene.

L'ultimo tratto di strada solo una pista. La polvere rossa si solleva al loro passaggio. Piero tiene una velocit molto bassa, curve, buche, sassi: uno scossone continuo. La pista scende verso un guado. L'acqua bassa, sopra un masso scuro un cobra nero si scalda al sole. Si risale sull'altra sponda.
Piero rallenta. Al centro della pista una serie di orme. Filiberto scende: "Due leoni sono appena passati". I volti di Bianca e Gloriana sono seri.

Carletto sullo spiazzo antistante le costruzioni. Li saluta con la mano. Sta ridendo. Solo ora si accorgono che i loro volti, le braccia, gli abiti, i capelli non hanno pi il loro colore. Tutto rosso.

La costruzione principale a base rotonda, il tetto di paglia a pagoda. Sul lato destro della grande sala c' un lungo bancone con seggiolini alti: il bar. A sinistra alcune porte, da una di queste escono due camerieri con vassoi, caraffe e bicchieri.

La sala , per met, aperta sull'esterno. C' solo un basso parapetto. Su questo poggiano dei tronchi di acacia, rossi e lucidi, che sostengono il tetto.
La vista si perde in un canyon. Il fiume che lo ha scavato lontano: non si vede. Alla base del dirupo un piccolo affioramento d'acqua forma uno stagno.

Tre divani sono disposti a semicerchio e guardano il panorama. Oltre il canyon la pianura, poi basse colline e in fondo, appena visibili, dei monti azzurri.

Piero siede sul parapetto e poggia la schiena sul tronco lucido di legno d'acacia. L'aria ha il profumo di erbe sconosciute, alcuni gechi si muovono a scatti sul muricciolo. Alle spalle voci di amici, davanti lo sguardo si perde.

Carletto sta preparando la caipirinha. Giannozza esce dalla porta da dove prima erano usciti i due camerieri e festante annuncia: "Stasera pasta e fagioli". Piero la guarda con tenerezza.

A sinistra della grande costruzione rotonda ci sono sei piccoli bungalow. In uno vive Carletto, gli altri sono per gli amici che vengono fin quass a trovarlo.
Pi avanti una piscina con due docce all'aperto.

Bianca esce pallida da un bungalow: "C' un ragno. grossissimo".
Piero la segue, veramente grosso. Prende un retino dal bordo della piscina e dopo un po' di lotta riesce a catturare il ragno. Senza farsi notare da Bianca lo libera tra l'erba dietro la costruzione.

Carletto e Filiberto sono a caccia. Giannozza, Gloriana e Bianca prendono il sole attorno alla piscina. Piero gioca con i due cani, due grossi Leonberger che proteggono la casa da visite indesiderate.
Lo seguono fino al bordo della piscina poi si stendono all'ombra di un boschetto di euforbie.
mezzogiorno, fa veramente caldo.
Con lo stesso retino della sera prima Piero raccoglie gli insetti caduti sull'acqua. Non gli piace vederli affogare. Svuota il retino su una ciotola di fiori e riprende il salvataggio, raccoglie sul fondo anche un grosso scarabeo che ancora si muove. Torna alla ciotola, tra i fiori un'iguana aspetta a bocca aperta il secondo pasto: tante attenzioni per nulla.

Quella sera avrebbero cenato con filetto di bufalo.
Domani gita a cavallo. E' stata avvistata una coppia di rinoceronti.

 

La casa di Filiberto (citt) (03)

A pochi metri da porta Altinate c' una piccola piazzetta. L'appartamento all'ultimo piano. "Buongiorno signor Piero, molto tempo che non la vedo" Anna corre subito in cucina, probabilmente sta preparando un pasticcio.

Gloriana scende la scale "Ciao Piero, ti fermi a colazione da noi?"

La sala grande. Appena entrati sulla destra c' la scrivania di Filiberto. E' la scrivania di suo nonno: il "nonnone". Piero ha conosciuto il nonno di Filiberto e non era certo molto alto, anzi. L'accrescitivo era dovuto ad altre doti, che potremo riassumere cos: eredit un contado e costru un impero. Dietro la scrivania c' la poltrona, sempre del nonno. La tappezzeria rimasta quella: pelle chiara con un alone scuro al centro dello schienale e della seduta, dagli angoli sdruciti esce qualche sbuffo di canapa.

"Oggi Anna ha preparato il pasticcio. Posso offrirti un aperitivo. O vuoi una vodka gelata? E' in freezer, vado a prenderla".

Un primo tappeto persiano sta davanti alla scrivania. Di fianco una grande libreria scura, davanti alla quale fa bella mostra di s un seable imbalsamato: alto pi di Piero. E non l'unica stranezza. A fronteggiare la grande antilope, dall'altro lato della sala, sotto la scala di ferro e pietra bianca che porta al soppalco, c' una tigre del bengala.
Pi avanti il primo gruppo di divani che fanno da corona ad un enorme caminetto. Al centro un tavolino di travertino rosso posato su un altro tappeto. Ai lati del caminetto le grandi casse acustiche dell'impianto stereo. Erano un dono di Piero, di molti anni prima, alla bella Gloriana.

"Vuoi ascoltare un disco? Ho appena comprato un CD di Sibelius, c' anche Valse triste, che a te piace tanto". Oltre al gruppo di divani c' un altro tappeto persiano molto grande. Attorno al tappeto c' un divano ad "elle" di colore blu. Di fronte, una specchiera impero e sull'altra parete una cassettiera rococ. In un angolo un'altra stranezza: un leone black jacket con una zampa appoggiata ad una roccia.
Alle pareti quattro grandi quadri di Jacopo da Bassano.

"Come stanno le bambine? Ila si trova bene in casa nuova?" "Le chiami sempre bambine, sembra che tu non voglia accorgerti che il tempo passa. Stanno bene, stanno bene".
Piero sa bene che il tempo passa, ma per lui sono sempre "le bambine". Non riesce a staccarle dal ricordo delle estati, di tanti anni fa, passate in valle, quando giocavano con i granchietti nella piccola piscina di plastica.
Dietro ai loro volti, ormai di donne, rivede sempre i loro sorrisi di bambine.

La casa di Filiberto, molti mobili sono dei nonni di Filiberto. Sono di Filiberto anche i tre animali imbalsamati e i quadri di Jacopo da Bassano, ma la casa ha l'impronta di Gloriana: zeppa di oggetti, viva - forse anche troppo - tanto da creare un po' di confusione. E' proprio come lei.

Un arco e tre scalini conducono al "reparto notte".
La scala di ferro e pietra bianca conduce invece al soppalco, che funge da sala da pranzo. Ancora tre scalini: un salottino, a destra la cucina, a sinistra un salotto per la TV. Da qui si accede ad un'ampia terrazza sul tetto. D'estate si pranza qui.

"Vuoi ascoltare Bruno Lauzi?" Gloriana si alza e cambia disco. "Tra poco arriva Filiberto, sceso per andare in armeria: dovrebbe essere arrivato un nuovo fucile. Non pensa ad altro!"
A Piero piace il contatto con il bicchierino gelato della vodka. "Amore caro, amore bello" la fedelt e la chiarezza del suono di quell'impianto stereo gli piacciono molto. Chiude gli occhi e gli sembra di sentire sulla pelle il sole della valle, il fruscio del vento tra le tamerici, le voci delle bambine, il loro sorriso.

"O, ciao Piero, quanto tempo! Ti fermi da noi? Guarda appena arrivato l'Express che aspettavo. E' quello di Giannino. Ti ricordi? Era il proprietario del ranch confinante con quello di Carletto, lui non lo usa pi. Cos me lo sono fatto spedire" e, guardando Gloriana, "Non l'ho pagato molto caro".

Piero prende in mano la pesante doppietta. Altri ricordi: le acacie, i due cani di Carletto, il ragno che aveva spaventato Bianca, la gita a cavallo alla ricerca della coppia di rinoceronti, la cena con Giannozza e gli amici seduti nella sala del ranch, davanti alla quale la vista si perdeva nel canyon che delimitava la parte est di Colchecchio.

"Signora pronto" avverte Anna dalla cima delle scale.