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La casa di Enzo (99) Piero non ha mai provato invidia. È un sentimento che non conosce. Però quant'era bella quella casa! Lisa e Piero erano arrivati a Siena
poco dopo l'ora di pranzo, Enzo li aspetta. Si entra in una grande corte pavimentata
in mattoni, a destra una chiesetta, a sinistra la casa. "Ciao, come è andato il viaggio. Entrate
c'è il caffè pronto". Nadia li conduce al piano superiore. Li ospitano nella loro camera. Anche qui oggetti, foto, quadri dappertutto. Il soffitto è decorato da un rosone a fiori azzurri e blu. "Vieni, vieni. C'è dell'altro
da vedere". Enzo li accompagna a visitare la chiesetta. È stata trasformata
in biblioteca. Gli armadi sono alti e in legno scuro. Sono zeppi di libri.
I tavoli, oltre ai libri, sono letteralmente sommersi da oggetti. Enzo è vestito di bianco e sorride.
Piero e Lisa si tengono per mano. Non ha mai provato invidia. Però quant'è bella questa casa!
Il casone di Filiberto (70) Una volta superato Tre Porti manca
veramente poco. Un ponte stretto, una stradina che costeggia un canale
e poi si gira a sinistra verso un paesino veramente piccolo: Saccagnana. Piero saluta con il braccio al di
sopra del parabrezza le bambine che gli corrono incontro. Il casone di valle è rosso, verso nord il tetto scende fino quasi a terra, a sud una tettoia ripara dal sole due divani e una tavola da pranzo. Davanti al casone un invaso, lungo un centinaio di metri e largo venti, funge, nei mesi estivi, da piscina. È il "colauro": la grande vasca dove i pesci, in autunno, vengono convogliati per essere pescati. Tutto attorno prato con tamerici ed acacie, sul fianco destro del casone c'è un piccolo orto, due fichi e un pesco. La valle vera e propria si sviluppa ad est per centinaia di ettari. Filiberto e Piero entrano in casa. Il bar è nella "sala dei corni". Una birra per Filiberto ed un Campari soda per Piero. Il nuovo trofeo non è ancora appeso. Bisogna trovargli un posto tra gli altri centinaia già fissati al muro. La testa del Kudu è appoggiata sul tavolo fratino. Filiberto, con un metro in mano, cerca dove posizionarlo al meglio. Al millimetro. La stanza puzza di formalina e di
naftalina. La luna è ancora bassa all'orizzonte.
Le cicale tacciono. Alcune spiraline di piretro bruciano agli angoli della
veranda. Gli uomini di valle hanno preparato del pesce alla griglia. Filiberto
pulisce il suo branzino con meticolosità: non butta nulla. Tutti chiacchierano.
Piero sta già fumando un sigaro sul divano, è umido: le bambine ci si
sono sedute appena uscite dall'acqua.
La casa di Carletto (estate) (72) Dieci minuti dopo aver imboccato la "romea" sulla sinistra c'è una stradina. Poche centinaia di metri e diventa sterrata. Sulla sinistra, per qualche chilometro, è costeggiata da un canale d'acqua salata. Piero ha appena acquistato uno spider
inglese. Le ruote fanno un piacevole rumore sulla terra e sui sassi. Le costruzioni sono due: una grande
villa dell'ottocento e, a destra, una casa bassa a due piani che Carletto
ha trasformato in luogo di ritrovo e di pranzi per gli amici. In una nicchia
della cucina c'è un grande camino, intorno, a forma di "U", una seduta
di pietra. Dalla cucina si accede ad una stanza che funge da dispensa.
Due celle frigorifere sono sempre fornite di cacciagione, pesce e vini
bianchi. I vini rossi sono in un localino attiguo. Al soffitto sono appesi
dei lunghi bastoni che reggono salami, prosciutti, ed altri insaccati.
Carletto, Piero e Filiberto salgono
su una vecchia "topolino". Il tetto è stato tagliato, le portiere sono
state tolte. Rimangono i due sedili davanti; dietro, invece, un pianale
di legno e due panche. È la macchina con cui si gira per la valle. Li trovano quasi subito, sono una
quindicina, hanno le zampe semisommerse in acqua, pascolano tranquilli.
Il guardiano e un altro uomo di valle
hanno acceso un fuoco per il pesce alla griglia. Voltano e rivoltano i
pesci, li spennellano con olio e aromi. Dopo cena sono seduti sulle sedie
a sdraio nello spiazzo davanti alla casa del guardiano. Alcune spirali
di piretro bruciano intorno. Hanno spento tutte le luci, la luna è più
che sufficiente. Piero accampa una scusa e saluta
gli amici.
La casa di Carletto (inverno) (74) Per arrivarci erano necessarie nove ore d'aereo e un'ora di Jeep. Piero e i suoi tre amici sono un po' stanchi. Il viale di Mutaiga è fiancheggiato
da altissimi eucalipti. L'aria è profumata. E' ben diversa da quella
della periferia di Nairobi che hanno appena attraversato. Giannozza è sulla porta: ha un lungo
abito, stile keniota, completamente bianco con piccolissimi ricami d'oro
attorno al collo. "Carletto vieni, gli angeli sono arrivati". Li conduce sulla terrazza sul retro.
Sei divani di midollino con cuscini bianchi, due ombrelloni di paglia,
qualche tavolino. Il giardino, molto curato, è caratterizzato
da buganvillee rosse, rosa e lilla. Degrada lentamente verso un terrazzamento
sul quale c'è una macchia azzurra: la piscina. Carletto arriva sorridendo "ciao tosi,
fatto buon viaggio?". Un indigeno con giacca rossa e bottoni
d'oro ha in mano un vassoio con una caraffa e bicchieri. Posa il tutto
su un tavolino e chinandosi leggermente chiede "Bwana Carletto desidera
altro?". I due fratelli Gallmann raccontano
le loro ultime avventure di caccia. Piero entra in bagno per rinfrescarsi.
Tutto sembra sovradimensionato, anche gli asciugamani sono enormi: sono
di lino bianco. A Piero piace il contatto di quel tessuto sulla pelle:
gli ricorda la casa della nonna.
Il ranch di Carletto (74) Accompagnano Carletto e Giannozza
ad un piccolo aeroporto. Il Piper decolla e Piero avvia la Jeep. Lui e i suoi tre amici faranno il viaggio in auto: mezza giornata, se tutto va bene. L'ultimo tratto di strada è solo una
pista. La polvere rossa si solleva al loro passaggio. Piero tiene una
velocità molto bassa, curve, buche, sassi: è uno scossone continuo. La
pista scende verso un guado. L'acqua è bassa, sopra un masso scuro un
cobra nero si scalda al sole. Si risale sull'altra sponda. Carletto è sullo spiazzo antistante le costruzioni. Li saluta con la mano. Sta ridendo. Solo ora si accorgono che i loro volti, le braccia, gli abiti, i capelli non hanno più il loro colore. Tutto è rosso. La costruzione principale è a base rotonda, il tetto è di paglia a pagoda. Sul lato destro della grande sala c'è un lungo bancone con seggiolini alti: il bar. A sinistra alcune porte, da una di queste escono due camerieri con vassoi, caraffe e bicchieri. La sala è, per metà, aperta sull'esterno.
C'è solo un basso parapetto. Su questo poggiano dei tronchi di acacia,
rossi e lucidi, che sostengono il tetto. Tre divani sono disposti a semicerchio e guardano il panorama. Oltre il canyon la pianura, poi basse colline e in fondo, appena visibili, dei monti azzurri. Piero siede sul parapetto e poggia la schiena sul tronco lucido di legno d'acacia. L'aria ha il profumo di erbe sconosciute, alcuni gechi si muovono a scatti sul muricciolo. Alle spalle voci di amici, davanti lo sguardo si perde. Carletto sta preparando la caipirinha. Giannozza esce dalla porta da dove prima erano usciti i due camerieri e festante annuncia: "Stasera pasta e fagioli". Piero la guarda con tenerezza. A sinistra della grande costruzione
rotonda ci sono sei piccoli bungalow. In uno vive Carletto, gli altri
sono per gli amici che vengono fin quassù a trovarlo. Bianca esce pallida da un bungalow:
"C'è un ragno. È grossissimo". Carletto e Filiberto sono a caccia.
Giannozza, Gloriana e Bianca prendono il sole attorno alla piscina. Piero
gioca con i due cani, due grossi Leonberger che proteggono la casa da
visite indesiderate. Quella sera avrebbero cenato con
filetto di bufalo.
La casa di Filiberto (città) (03) A pochi metri da porta Altinate c'è una piccola piazzetta. L'appartamento è all'ultimo piano. "Buongiorno signor Piero, è molto tempo che non la vedo" Anna corre subito in cucina, probabilmente sta preparando un pasticcio. Gloriana scende la scale "Ciao Piero, ti fermi a colazione da noi?" La sala è grande. Appena entrati sulla destra c'è la scrivania di Filiberto. E' la scrivania di suo nonno: il "nonnone". Piero ha conosciuto il nonno di Filiberto e non era certo molto alto, anzi. L'accrescitivo era dovuto ad altre doti, che potremo riassumere così: ereditò un contado e costruì un impero. Dietro la scrivania c'è la poltrona, sempre del nonno. La tappezzeria è rimasta quella: pelle chiara con un alone scuro al centro dello schienale e della seduta, dagli angoli sdruciti esce qualche sbuffo di canapa. "Oggi Anna ha preparato il pasticcio. Posso offrirti un aperitivo. O vuoi una vodka gelata? E' in freezer, vado a prenderla". Un primo tappeto persiano sta davanti
alla scrivania. Di fianco una grande libreria scura, davanti alla quale
fa bella mostra di sé un seable imbalsamato: è alto più di Piero.
E non è l'unica stranezza. A fronteggiare la grande antilope, dall'altro
lato della sala, sotto la scala di ferro e pietra bianca che porta al
soppalco, c'è una tigre del bengala. "Vuoi ascoltare un disco? Ho appena
comprato un CD di Sibelius, c'è anche Valse triste, che a te piace
tanto". Oltre al gruppo di divani c'è un altro tappeto persiano molto
grande. Attorno al tappeto c'è un divano ad "elle" di colore
blu. Di fronte, una specchiera impero e sull'altra parete una cassettiera
rococò. In un angolo un'altra stranezza: un leone black jacket
con una zampa appoggiata ad una roccia. "Come stanno le bambine? Ila si trova
bene in casa nuova?" "Le chiami sempre bambine, sembra che tu non voglia
accorgerti che il tempo passa. Stanno bene, stanno bene". La casa è di Filiberto, molti mobili sono dei nonni di Filiberto. Sono di Filiberto anche i tre animali imbalsamati e i quadri di Jacopo da Bassano, ma la casa ha l'impronta di Gloriana: è zeppa di oggetti, è viva - forse anche troppo - tanto da creare un po' di confusione. E' proprio come lei. Un arco e tre scalini conducono al
"reparto notte". "Vuoi ascoltare Bruno Lauzi?" Gloriana
si alza e cambia disco. "Tra poco arriva Filiberto, è sceso per andare
in armeria: dovrebbe essere arrivato un nuovo fucile. Non pensa ad altro!"
"Oé, ciao Piero, quanto tempo! Ti fermi da noi? Guarda è appena arrivato l'Express che aspettavo. E' quello di Giannino. Ti ricordi? Era il proprietario del ranch confinante con quello di Carletto, lui non lo usa più. Così me lo sono fatto spedire" e, guardando Gloriana, "Non l'ho pagato molto caro". Piero prende in mano la pesante doppietta. Altri ricordi: le acacie, i due cani di Carletto, il ragno che aveva spaventato Bianca, la gita a cavallo alla ricerca della coppia di rinoceronti, la cena con Giannozza e gli amici seduti nella sala del ranch, davanti alla quale la vista si perdeva nel canyon che delimitava la parte est di Colchecchio. "Signora è pronto" avverte Anna dalla cima delle scale.
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