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Il camaleonte Il ristorante non ha pareti, tutti
i lati sono aperti verso l'esterno. Un lato guarda il turchese del mare,
un altro le mangrovie e le palme, un terzo guarda verso il locale adibito
a bar e soggiorno e l'ultimo, a nord, verso altre costruzioni. Piero e Lisa, dopo la ricognizione al buffet, hanno optato per la pasta: la cucinano bene. Il proprietario è anche lui milanese e deve aver indottrinato a dovere i cuochi. Lisa sorride e commenta: "Strano,
di solito io faccio amicizia subito. Tu sei un orso, ma io no. La gente
si rivolge a me con facilità. Ho una faccia più comunicativa ed aperta
della tua". La pasta è cotta al punto giusto ed anche il condimento ha un sapore…italiano. Gli addetti al diving, con
discrezione passano tra i tavoli prendendo le prenotazioni per il pomeriggio.
"Oggi andiamo oltre l'isola dei pescatori, su un banco di sabbia poco
profondo. In alcuni punti si tocca il fondo e non serve nuotare. A volte
ci si trovano le mante, lì c'è molto plancton". Alex, un istruttore sub, presenta
a Piero una signora elegante che, nel pomeriggio, parteciperà ad un'immersione
con lui. Piero torna al tavolo, Lisa lo osserva:
"Cosa significa quel sorrisino"? La mente viaggia, viaggia all'indietro.
Ricorda un pomeriggio: la mamma, accarezzandogli i capelli - allora
ne aveva tanti - si era seduta in poltrona ad ascoltare la musica e
con la sua dolce voce gli insegnava le cosiddette buone maniere. E nel
dirgli come bisogna salutare gli ricordava che bisognava soltanto dire:
"Buongiorno Signore o buonasera Signore" a seconda dell'ora del giorno
e, se si era certi di aver ben compreso il nome della persona presentata,
si doveva dire: "Buongiorno Signor x". Scandendo bene il nome appena
appreso: come se lo si conoscesse già da lungo tempo. "Mi passi il sale"? Piero sussulta
per il perentorio richiamo al presente, le porge la saliera e si distrae
di nuovo. Insomma per Piero i volti dei milanesi erano quelli che Manzoni evocava così: Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata ed offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. "Cosa dici, andiamo a fare un riposino"?
"Dai sbrigati, cosa c'è, perché
fai quella faccia"? Dice Lisa sorridendo per la posizione di Piero,
accucciato, quasi da bambino.
Trentasette Sono anni che Piero non usa l'autorespiratore. Preferiva scendere in apnea. Di fiato ne aveva ancora a sufficienza nonostante il fumo. Ma qui il mare è troppo bello, gli addetti al diving sono simpatici e sono tutti italiani. Lisa è stesa sul grande letto, sonnecchia.
Piero non riesce a dormire, tra mezz'ora ha appuntamento al moletto
di legno. Saranno solo in tre. L'istruttore, una signora milanese e
lui. Il vialetto che conduce al molo
è ombreggiato da alte palme, alcuni camaleonti lo attraversano di corsa,
due piccoli trampolieri si scostano al suo passaggio. Solo canti di
uccelli, l'aria profuma di mare, nessuno lungo il tragitto, sono le
due del pomeriggio. E' tutto molto diverso dal modo
di immergersi che Piero conosce. Non si usa più il profondimetro con
le tabelle. Ora c'è un computer da polso: fa tutto lui. E poi c'è il
gav. Comodissimo, ma Piero non lo ha mai usato. Insomma c'è un po' di
emozione per tutte queste novità. Il doni non si ancora, scendono
uno alla volta. Tornerà a riprenderli quando il marinaio vedrà il segnale
galleggiante salire in superficie. Il torrione sommerso ha un diametro
di una cinquantina di metri. Scendono lungo la parete, sono già a dieci
metri. Piero è sempre indietro. Ogni cosa che vede gli sembra interessante
da fotografare. Un pesce scorpione rosso si muove lentamente vicino
ad una gorgonia. Una, due, tre foto. Poi ancora altre due: per sicurezza.
Controllare la pressione: "Bene,
bene, ancora duecento atmosfere". Pollice alzato verso Alex e giù. Più
ci si avvicina al fondo più i colori si fanno vivaci. Come se non avessero
sofferto per lo tzunami di due anni prima. Piero si ferma davanti alla
"casa" di una murena. E' affacciata all'uscio, sembra in una posa aggressiva,
tiene la bocca aperta, gonfia e sgonfia le branchie. Ma sta solo facendo
toeletta, un pesce pulitore saltella da un dente all'altro. E' piccolissimo,
a strisce blu. Gli altri due sono più sotto. Alex gli fa cenno con la mano. Ormai sono sul fondo, cominciano a girare attorno alla base della formazione. Una controllata al profondimetro.
"Trentasette, però non me ne ero accorto. Il decongestionante nasale
ha funzionato bene, nessun problema di compensazione". Piero precede
il gruppetto. Tanto sa che appena trova qualcosa da fotografare gli
altri lo sorpasseranno. Cento atmosfere. E' tempo di risalire lentamente. Ci sono altre foto da scattare. Lisa è sul molo, fa un cenno con la mano all'avvicinarsi del doni. Anche Piero la saluta, non vede l'ora di farle vedere le foto. E' un po' come portarla con sé, laggiù, dove il silenzio dà un senso di pace. Rimette in equilibrio con tutto il rumore della nostra vita. Sembra suggerire: guarda, ogni cosa è bella. Si stendono sul letto, scorrono le foto. "Beh, domani provo anch'io". Piero la guarda e sorride. "Sì".
L'isola deserta "Sorridi, voltati, ecco così va bene. Così riesco ad inquadrare anche quella lingua di sabbia che, disegnando un arco, entra nel mare". Piero si inginocchia per riprendere con la telecamera Lisa che cammina davanti a lui. L'isola è completamente deserta,
disabitata; ci sono solo le poche persone che, con loro, sono salite
sul doni che li ha accompagnati. Piero pensava fosse più emozionante
visitare un'isola deserta. Quella dei sogni di ragazzo. Chissà perché
i sogni sono, a volte, più affascinanti della realtà. "Passami la telecamera così ti riprendo
io. Tu Piero non ci sei mai nei filmati"! "Fammi vedere cosa hai filmato".
Piero riavvolge il nastro e vede un signore con il passo ancora sicuro,
ma con i gesti un po' lenti, appena impacciati: come fossero ripresi
al rallentatore. Guarda Lisa. E' stesa al sole, ha
gli occhi chiusi, ma, come se avesse sentito il suo sguardo sulla pelle,
apre gli occhi e gli sorride. "Come fa ad amare un vecchio?" pensa.
E il pensiero continua, vola: "Tu trovi che io sia narcisista"?
Piero si perde nuovamente nei suoi
pensieri: Quella circulazion che sì concetta
Ecco: non proprio ad immagine e somiglianza ma, un micro frammento, un frammento infinitesimo del Suo volto riflette, per un solo istante, il nostro". Piero guarda Lisa: "Beh, un po'
lo era anche Dante", come se lei avesse seguito i suoi pensieri. Il doni si avvicina alla
spiaggia, da vari punti dell'isola arrivano i compagni della gita, Piero
raccoglie i teli da bagno. Tutti salgono a bordo. Piero guarda Lisa,
è ancora molto bella "Come fa ad amare un vecchio? Cosa riesce a vedere
che io non vedo più"? Le sorride e le carezza i capelli.
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