Murena verde

 
Franco Borghero: Umberto ragazzino

 

 

Il camaleonte

Il ristorante non ha pareti, tutti i lati sono aperti verso l'esterno. Un lato guarda il turchese del mare, un altro le mangrovie e le palme, un terzo guarda verso il locale adibito a bar e soggiorno e l'ultimo, a nord, verso altre costruzioni.
Proprio nel mezzo il tetto di paglia spiove verso il centro lasciando un'apertura che dà luce ed acqua ad una piccola aiola fiorita.
Il vociare - sono quasi tutti milanesi - non è propriamente sommesso, ma i maldiviani che servono ai tavoli sono educati, svelti e silenziosi.

Piero e Lisa, dopo la ricognizione al buffet, hanno optato per la pasta: la cucinano bene. Il proprietario è anche lui milanese e deve aver indottrinato a dovere i cuochi.

Lisa sorride e commenta: "Strano, di solito io faccio amicizia subito. Tu sei un orso, ma io no. La gente si rivolge a me con facilità. Ho una faccia più comunicativa ed aperta della tua".
"Sì - risponde Piero - è vero. Tu parli subito con chiunque incontri, tutti ti rivolgono la parola. Ma qui sembra diverso. Ho l'impressione che sia gente diversa. Hai notato il tono della voce? E' un po' freddo, ma non discreto. Come volessero tenere tutto e tutti a distanza".

La pasta è cotta al punto giusto ed anche il condimento ha un sapore…italiano.

Gli addetti al diving, con discrezione passano tra i tavoli prendendo le prenotazioni per il pomeriggio. "Oggi andiamo oltre l'isola dei pescatori, su un banco di sabbia poco profondo. In alcuni punti si tocca il fondo e non serve nuotare. A volte ci si trovano le mante, lì c'è molto plancton".
Una leggera brezza passa tra i tavoli: profuma di fiori sconosciuti.

Alex, un istruttore sub, presenta a Piero una signora elegante che, nel pomeriggio, parteciperà ad un'immersione con lui.
Il marito si alza per salutare e, nel porgere la mano, pronuncia con un insincero sorriso qualcosa di incomprensibile.

Piero torna al tavolo, Lisa lo osserva: "Cosa significa quel sorrisino"?
"Mah, qui c'è gente strana. Sono quasi tutti milanesi, ma milanesi diversi da quelli che ho conosciuto"
Piero la guarda, poi sposta lo sguardo verso il mare, un leggero velo gli offusca appena la vista.

La mente viaggia, viaggia all'indietro. Ricorda un pomeriggio: la mamma, accarezzandogli i capelli - allora ne aveva tanti - si era seduta in poltrona ad ascoltare la musica e con la sua dolce voce gli insegnava le cosiddette buone maniere. E nel dirgli come bisogna salutare gli ricordava che bisognava soltanto dire: "Buongiorno Signore o buonasera Signore" a seconda dell'ora del giorno e, se si era certi di aver ben compreso il nome della persona presentata, si doveva dire: "Buongiorno Signor x". Scandendo bene il nome appena appreso: come se lo si conoscesse già da lungo tempo.
"E ricorda - aveva aggiunto - mai fare sfoggio di nulla, nemmeno della cultura. Se conosci il nome di un autore che altri non sanno è bene dire: 'credo di ricordare che sia…'. Soprattutto, mai e poi mai, fare sfoggio del denaro. Anzi devi quasi vergognartene - e dopo una pausa aveva aggiunto una frase che Piero, allora, non aveva capito - di questi tempi poi…"

"Mi passi il sale"? Piero sussulta per il perentorio richiamo al presente, le porge la saliera e si distrae di nuovo.
Le persone che occupano i tavoli vicini… e anche quelli più distanti hanno delle caratteristiche che Piero fatica a riconoscere, non sono i volti dei milanesi che ha conosciuto ai tempi dell'Africa e delle feste nelle valli. Hanno espressioni diverse, i lineamenti mancano di qualcosa che Piero non sa definire bene: sembrano avere sul volto il colore delle banconote. Quel tizio a cui era stato presentato aveva un orologio d'oro un po' vistoso e parlava dando l'impressione di guardare da un'altra parte, di essere disinteressato.

Insomma Piero ha la convinzione che sia gente diversa.
Ricorda i volti di quei milanesi lontani nel tempo, belli, fieri. Ricorda l'imbarazzo nascosto da un leggero sorriso, appena accennato, quasi a schernirsi, che aveva notato sul volto amico, bello e altero di Paolo F. quando lo aveva ricevuto in casa. Come se si dovesse scusare di tutto il lusso che lo circondava.
Piccole differenze, ma differenze significative.

Insomma per Piero i volti dei milanesi erano quelli che Manzoni evocava così:

Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata ed offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo.

"Cosa dici, andiamo a fare un riposino"?
La domanda di Lisa lo richiama al presente. Si alzano e se ne vanno. Nessuno li saluta e non salutano nessuno.
Il vialetto è silenzioso e ombreggiato da alte palme, lo attraversa di corsa un piccolo camaleonte che si blocca di colpo in mezzo alla stradina di sabbia.
Piero si accuccia, lo guarda. Anche il camaleonte lo guarda. Un vento impetuoso di ricordi gli riporta un altro sguardo. Gli torna alla mente una lucertola posata su una lapide di marmo bianco, quegli sguardi incrociati anche allora. Chi è Piero? Questo strano signore che ama le piccole differenze o quel bambino con un mazzo di fiori in mano che seguiva la mamma in una visita al cimitero?

"Dai sbrigati, cosa c'è, perché fai quella faccia"? Dice Lisa sorridendo per la posizione di Piero, accucciato, quasi da bambino.
"Sì, scusa, vengo subito, andiamo" appoggia una mano sulla spalla di Lisa. E' contento di averla accanto.

 

Trentasette

Sono anni che Piero non usa l'autorespiratore. Preferiva scendere in apnea. Di fiato ne aveva ancora a sufficienza nonostante il fumo. Ma qui il mare è troppo bello, gli addetti al diving sono simpatici e sono tutti italiani.

Lisa è stesa sul grande letto, sonnecchia. Piero non riesce a dormire, tra mezz'ora ha appuntamento al moletto di legno. Saranno solo in tre. L'istruttore, una signora milanese e lui.
Si alza piano, sfiora con le labbra la fronte di Lisa. Raccoglie la macchinetta fotografica con la custodia sub, la maschera, le pinne e il nuovo profondimetro.

Il vialetto che conduce al molo è ombreggiato da alte palme, alcuni camaleonti lo attraversano di corsa, due piccoli trampolieri si scostano al suo passaggio. Solo canti di uccelli, l'aria profuma di mare, nessuno lungo il tragitto, sono le due del pomeriggio.
"Bene signori andiamo a nord per una decina di miglia, lì c'è un torrione che sale dal fondo e arriva fino a cinque metri dalla superficie. Potremo vedere di tutto, se siamo fortunati dovrebbero esserci anche alcuni squaletti"

E' tutto molto diverso dal modo di immergersi che Piero conosce. Non si usa più il profondimetro con le tabelle. Ora c'è un computer da polso: fa tutto lui. E poi c'è il gav. Comodissimo, ma Piero non lo ha mai usato. Insomma c'è un po' di emozione per tutte queste novità.
Una spruzzata di decongestionante nel naso, così non ha difficoltà a compensare. Chiude la custodia della macchinetta. Controlla la pressione all'interno della bombola.

Il doni non si ancora, scendono uno alla volta. Tornerà a riprenderli quando il marinaio vedrà il segnale galleggiante salire in superficie.
Appena in acqua tutti i vecchi automatismi si rimettono in moto. Non usa il respiratore finché è in superficie, controlla orologio e computer. La macchina fotografica è accesa e pronta. Sono tutti in acqua. Alex fa cenno di scendere. Piero svuota il gav.

Il torrione sommerso ha un diametro di una cinquantina di metri. Scendono lungo la parete, sono già a dieci metri. Piero è sempre indietro. Ogni cosa che vede gli sembra interessante da fotografare. Un pesce scorpione rosso si muove lentamente vicino ad una gorgonia. Una, due, tre foto. Poi ancora altre due: per sicurezza.
Alex gli fa segno di scendere. C'è una grotta; sia la signora milanese che l'istruttore sono davanti all'anfratto. Una tartaruga li guarda incuriosita, non scappa. Al quarto flash ne ha avuto abbastanza di questi intrusi e, tranquilla, lenta, sicura con due colpi della zampe vola leggera verso l'alto.

Controllare la pressione: "Bene, bene, ancora duecento atmosfere". Pollice alzato verso Alex e giù. Più ci si avvicina al fondo più i colori si fanno vivaci. Come se non avessero sofferto per lo tzunami di due anni prima. Piero si ferma davanti alla "casa" di una murena. E' affacciata all'uscio, sembra in una posa aggressiva, tiene la bocca aperta, gonfia e sgonfia le branchie. Ma sta solo facendo toeletta, un pesce pulitore saltella da un dente all'altro. E' piccolissimo, a strisce blu.
Alla quarta foto Piero capisce che quel pesciolino non ama il flash: non è mai riuscito ad inquadrarlo bene.

Gli altri due sono più sotto. Alex gli fa cenno con la mano. Ormai sono sul fondo, cominciano a girare attorno alla base della formazione.

Una controllata al profondimetro. "Trentasette, però non me ne ero accorto. Il decongestionante nasale ha funzionato bene, nessun problema di compensazione". Piero precede il gruppetto. Tanto sa che appena trova qualcosa da fotografare gli altri lo sorpasseranno.
Sente un "Hu, hu", si volta: è Alex che gli fa segno di guardare in avanti. Piero non aveva visto nulla. Quattro squaletti escono veloci da un anfratto alla base della parete. Prova a scattare, ma sono troppo veloci. Si avvicina al buco, ce n'è ancora uno. Uno, due, tre scatti. Poi spaventato, due colpi di coda e, con la testa ciondolante, lo squalo se ne va.

Cento atmosfere. E' tempo di risalire lentamente. Ci sono altre foto da scattare.

Lisa è sul molo, fa un cenno con la mano all'avvicinarsi del doni. Anche Piero la saluta, non vede l'ora di farle vedere le foto. E' un po' come portarla con sé, laggiù, dove il silenzio dà un senso di pace. Rimette in equilibrio con tutto il rumore della nostra vita. Sembra suggerire: guarda, ogni cosa è bella.

Si stendono sul letto, scorrono le foto. "Beh, domani provo anch'io". Piero la guarda e sorride. "Sì".

 

L'isola deserta

"Sorridi, voltati, ecco così va bene. Così riesco ad inquadrare anche quella lingua di sabbia che, disegnando un arco, entra nel mare". Piero si inginocchia per riprendere con la telecamera Lisa che cammina davanti a lui.

L'isola è completamente deserta, disabitata; ci sono solo le poche persone che, con loro, sono salite sul doni che li ha accompagnati.
La parte centrale è coperta di vegetazione fitta, non è possibile entrarci.
Tutt'intorno, la spiaggia bianca, la laguna turchese, il reef e poi il blu del mare.

Piero pensava fosse più emozionante visitare un'isola deserta. Quella dei sogni di ragazzo. Chissà perché i sogni sono, a volte, più affascinanti della realtà.
"Beh - pensa - lì dentro ci mettiamo tutto ciò che vogliamo. Quello è l'unico mondo fatto da noi, creato da noi. Non c'è bisogno di adattarsi: è lui che su adatta a noi".

"Passami la telecamera così ti riprendo io. Tu Piero non ci sei mai nei filmati"!
Il giro dell'isola richiede pochi minuti. In alcuni punti la vegetazione arriva fino a lambire la laguna, bisogna camminare con i piedi in acqua, poi la spiaggia si allarga, è bianca e tutta traforata dalle tane dei granchi scavatori: una mucchietto di sabbia e un foro accanto.
Tra i bassi rami di una mangrovia è impigliato un sacchetto di plastica.
Solo il rumore di piccole onde e il fruscio appena percettibile di foglie mosse dal vento.

"Fammi vedere cosa hai filmato". Piero riavvolge il nastro e vede un signore con il passo ancora sicuro, ma con i gesti un po' lenti, appena impacciati: come fossero ripresi al rallentatore.
Ma è lui? E' proprio così?

Guarda Lisa. E' stesa al sole, ha gli occhi chiusi, ma, come se avesse sentito il suo sguardo sulla pelle, apre gli occhi e gli sorride. "Come fa ad amare un vecchio?" pensa. E il pensiero continua, vola:
"Lisa, Lisa guardami negli occhi. Sono certo, che riuscirai di intravedere, sotto il velo dell'età, i segni della bellezza perduta. Forse riuscirai ad intuire che al di sotto di questo disegno sbiadito e modificato c'è ancora, appena percettibile, il fascino di un tempo.
Come davanti, non dico alla Battaglia di Anghiari, invisibile perché svaporata o forse nascosta da un muro, ma all'Ultima cena della quale resta ancora molto, non tutto, ma a sufficienza per intravedere la grandezza dell'opera, la bellezza dei tratti, la pienezza del colore. Anche se ora il tutto è annebbiato, offuscato.
Se ne è andata la forza, la potenza del tratto originario: è necessario cercarli con occhio attento, vederli più con la mente che con la vista. Ma si intuisce che sono lì, nonostante le malefatte del tempo".

"Tu trovi che io sia narcisista"?
"Che c'entra questo? A cosa stai pensando? Comunque no, Piero, a volte mi sembri un po' snob, ma narcisista non direi".

Piero si perde nuovamente nei suoi pensieri:
"Narcisismo? Ebbene sì, che male c'è? D'altro canto trovo molto più narcisistica l'affermazione secondo cui gli uomini sono fatti a somiglianza di Dio. Non riesco a non leggerla se non come una bestemmia.
Forse ha ragione Dante. Ha il pudore di affermare soltanto:

Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta,
dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che 'l mio viso in lei tutto era messo.

Ecco: non proprio ad immagine e somiglianza ma, un micro frammento, un frammento infinitesimo del Suo volto riflette, per un solo istante, il nostro".

Piero guarda Lisa: "Beh, un po' lo era anche Dante", come se lei avesse seguito i suoi pensieri.
"Ma cosa dici? Che razza di giornata hai? Non ti capisco".

Il doni si avvicina alla spiaggia, da vari punti dell'isola arrivano i compagni della gita, Piero raccoglie i teli da bagno. Tutti salgono a bordo. Piero guarda Lisa, è ancora molto bella "Come fa ad amare un vecchio? Cosa riesce a vedere che io non vedo più"? Le sorride e le carezza i capelli.
Il sole basso colora il mare di lilla; l'isola di Madoogali si avvicina lentamente.

 

Chi desidera vedere fotografie di Madoogali clicchi su questo link: Madoogali

 

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