Tridacna di Chale

Isola di Chale
Emilio Filippini, Il porto

 

Fotografie di Chale

 

Le foto

Verso le undici di mattina la bassa marea raggiungeva il suo apice.

Lei legge sotto l'ombrellone di paglia. Piero raccoglie maschera, boccaglio, pinne e la macchina fotografica con il guscio subacqueo. Lei non ama immergere la testa sott'acqua, ancor meno respirare attraverso il boccaglio. "Resto qui" dice.

Le due barriere coralline sono entrambe emerse. Tra queste un largo canale di acqua calma. Oltre la seconda barriera le bianche onde dell'oceano.

"Star fuori un'oretta", e posa gli occhiali sul lettino. Lei solleva lo sguardo dal libro. "S", risponde.

La spiaggia puntellata da piccoli buchi scavati dai granchi. Ad ogni passo di Piero scompaiono dentro i loro fori.

Lei lo guarda allontanarsi con tutti quegli oggetti in mano e sorride.
Piero si siede su uno scoglio non troppo appuntito, infila le pinne e la maschera.
Per alcuni metri l'acqua cos bassa che deve fare attenzione a non toccare i coralli taglienti della barriera. Poi di colpo scende quasi in verticale.
Aggiusta il boccaglio e accende la macchinetta.

Lei dalla spiaggia non lo vede pi, riprende a leggere. Ogni tanto solleva lo sguardo.

Piero si immerge nuotando piano. Gli piace il silenzio del mondo subacqueo. Vede una grossa stella marina grigia con dei punti, simmetricamente disposti, rosso vivo. Per rimanere fermo si aggrappa ad un corallo e scatta qualche foto.
Un po' pi sotto una ciprea striscia lentamente su un corallo giallo. Tutto il mollusco estroflesso, sembra un fiore.
Da un anfratto accanto al suo appiglio spunta un musetto verde chiaro.
Piero risale per riprendere fiato e si riimmerge per fotografare quel pesciolino. Lo ritrova subito: una piccola murena verde chiaro con macchie brune, sembra incuriosita, non si ritrae dentro il suo anfratto. Cos lui scatta una serie di foto in tutte le posizioni da cui riesce ad inquadrarla.

Lei sta bevendo un succo di arancia con la cannuccia, lo vede risalire dall'acqua.

Piero apre subito il guscio di plastica della macchinetta digitale e le mostra le foto: non è come vedere la barriera dal vivo, ma potrà almeno farsene un'idea.
Non si vede nulla. La condensa le ha sfuocate.

Le onde dell'oceano passano gi sopra la barriera lontana. Una leggera brezza viene dal mare.
Lei gli posa una mano sul ginocchio, chiama un cameriere e gli ordina un succo di frutta
.

 

La veranda

distesa sul letto in veranda. Il pomeriggio caldo e senza vento. Indossa una canottiera bianca e gli slip del costume da bagno. Tiene un braccio sotto il capo e il viso rivolto da un lato. Una gamba leggermente piegata, il piede poggia sul polpaccio dell'altra. Dorme.

Piero seduto sul limitare del pavimento, i piedi sull'erba rada e riarsa e guarda la laguna che separa l'isola dalla costa.

Poco più avanti la riva scende verticalmente per un paio di metri. L inizia la laguna. L'oceano, ritiratosi per la bassa marea, la lascia quasi all'asciutto.
Un geco corre sul pavimento.
Il frinire delle cicale sovrasta ogni altro suono, a tratti si interrompe, poi riprende.
Un babbuino attraversa quel tratto di laguna. Cammina a tre zampe, l'anteriore sinistra penzola senza vita. Ogni tanto si ferma e porta alla bocca qualcosa raccolto tra i coralli.
Si dirige verso quel punto dell'isola.
Ora cos vicino che Piero dalla sua posizione non pu pi vederlo. Un breve fruscio ed eccolo comparire sulla terraferma a pochi metri. seminascosto da un'euforbia. Si seduto e lo guarda. Distoglie lo sguardo, spezza un ramo d'euforbia e lo succhia, poi lo fissa di nuovo.
Il braccio sinistro inerte, un po' pi corto dell'altro.
Lentamente si avvicina al limitare della veranda, sale sul pavimento. Con passo lento si dirige verso il tavolino accanto alla poltrona e si solleva sulle zampe posteriori. Osserva con attenzione ci che sta sopra il tavolo.
Piero si limita ad emettere un piccolo sibilo. Il babbuino fugge subito per pochi metri, si volta, mette in bocca qualcosa e lentamente sparisce dietro ad un gruppo di acacie.

Lei dorme sul letto della veranda

 

La piscinetta

Si mette un cappellino in testa, si gira verso Piero e dice: "Mi bagno un po'".
"S" risponde Piero.

La bassa marea ha lasciato dietro di s alcune pozze d'acqua poco profonde. Il sole alto, la spiaggetta bianca punteggiata dai fori di granchi scavatori. Il silenzio assoluto, anche le cicale tacciono.
Piero all'ombra di un'acacia sta leggendo. L'aria, appena mossa, piega l'angolo di una pagina.
Lei seduta dentro una piccola piscina naturale e guarda oltre la doppia barriera corallina. Le onde dell'oceano si rompono bianche in lontananza.
L'acqua della pozza liscia come uno specchio. I coralli, che la delimitano formando un cerchio quasi regolare, sono bianchi e rosa pallido.

Si alza e sorridendo torna verso l'albero di Piero: "vieni, ci sono dei pesciolini che, appena mi stendo in acqua, mi nuotano intorno".
"S": Piero chiude il libro e la segue.

I pesciolini sono molti e sembrano delle piccole "occhiate". Cercano rifugio all'ombra delle gambe di lei che ride divertita e sorpresa. Sfiorano la sua pelle, sembra che cerchino di mangiare la lieve peluria rimasta dopo la seduta dall'estetista.
L'acqua della piscina calda, la sabbia sottile e bianca. In lontananza le onde si rompono sulla barriera.
Piero le accarezza i capelli e si alza. "Resto ancora un po' qui" dice lei.
"S" e torna verso l'acacia.

 

La cena

Un affioramento d'acqua di mare ha formato un piccolo lago all'interno dell'isola. Intorno acacie, nell'acqua alcune mangrovie.
Qualche torcia disposta sui bordi illumina la superficie liscia e nera, gli insetti creano piccolissimi cerchi sull'acqua.
Alcuni tavoli rotondi sono disposti in ordine sulla palafitta che, come tetto, ha una cupola di paglia.
Sulla riva del lago due divani bianchi, un tavolino decorato con fiori di "frangipane". Sono seduti l, aspettano la cena bevendo due mohito. Un sigaro acceso sul posacenere.
Sull'altra riva alcuni babbuini si rincorrono gridando.
Una foglia si stacca da un ramo e cade sul bracciolo del divano. "Abbiamo visite" dice lei.
"S" risponde Piero e sorride.

Tra i tavoli si muove con grazia la bellissima Mahana, lungo abito rosso vivo stile masai.
Impeccabile Peter li avvisa che la cena pronta.
Quattro camerieri impettiti arrivano con enormi vassoi. I piatti sono coperti da una semisfera metallica che nasconde le pietanze.
Si dispongono attorno al tavolo, posano i piatti sulla tovaglia bianca e all'unisono tolgono le cupole d'argento. Non riescono a nascondere un lieve sorriso di compiacimento. Gli enormi crostacei fanno mostra di s sui grandi piatti. Si sarebbe potuta sfamare un'intera famiglia.
Lei guarda Piero negli occhi, sorride. Le aragoste non sanno di nulla.
Entrambi fanno un cenno di compiacimento a Peter, che poco discosto osserva che tutto funzioni alla perfezione.

Piero scosta la sedia di lei.
Mahana china leggermente il capo, le treccine le scendono sul bel volto illuminato da denti bianchissimi: "Jambo mama. Jambo bwana".
Si incamminano attraverso la passerella che collega la palafitta alla riva del lago. Oltre i loro passi si sente solo il lieve brusio di qualche insetto. Lei sussurra "tanto rumore per nulla".
"Già" risponde Piero e sorride.

 

La zanzariera dorata

La stanza molto grande e luminosa. Sul fondo si apre una porta finestra che occupa tutta la parete da cui si accede alla veranda protetta da una cupola di paglia.

Il grande letto a baldacchino stato rifatto. Sui cuscini due fiori di Frangipane. Sulle sedute dei divani bianchi fiori di frangipane. Ve ne sono anche sul tavolino con il bollitore d'acqua, sullo scrittoio, sul tavolo con la televisione da cui non si vede nessun canale e sul piccolo e basso tavolo tra i divani. L'aria della stanza profuma.
Dall'alto soffitto di paglia scende un ventilatore dalle lunghe pale.

Lei esce dal bagno dopo aver fatto la doccia, ancora bagnata. Le goccioline d'acqua brillano sulla sua pelle. Non si lavata i capelli: dice che altrimenti si arricciano troppo.
Scosta il velo dorato del baldacchino, toglie il fiore da cuscino, si accende una sigaretta e si stende sul copriletto dai colori vivaci. Guarda il velo della zanzariera che copre il letto, affascinata da quella stoffa leggera e a trame dorate. Sembra una seta indiana.

Piero si avvicina alla sponda del letto, le carezza la fronte e i capelli.

Il sole del primo pomeriggio accecante.
Piero steso sul letto della veranda, cercando di non fare alcun rumore, prende la cinepresa dal tavolino accanto al letto.
Una scimmietta dal pelo nero con un ciuffo bianco sul petto mangia un frutto proprio tra i rami dell'euforbia che sta davanti alla veranda. Gira velocemente il capo ora a destra ora a sinistra, si gratta una zampa, mette in bocca il frutto e scompare saltando sopra il tetto di paglia.

Il profumo del frangipane si sente anche l fuori. Due babbuini attraversano la laguna asciutta.

Un geco passeggia sulla parete accanto al tavolo con il bollitore per l'acqua. Lei dorme sul grande letto dalla zanzariera dorata.

Piero è steso sul letto in veranda e chiude gli occhi. Nessun rumore, solo il ronzio di qualche insetto.

 

Il caffé

Quella mattina si era svegliata prima del solito. Piero dorme col viso affondato nel cuscino.

Il bar appena aperto, deve attendere un po' per avere un caff.
In spiaggia solo qualche inserviente. Aprono gli ombrelloni e spostano i lettini da spiaggia. Non sono veri e propri lettini, la struttura di grossi tronchi di legno su cui tesa della paglia grezza.

L'alta marea copre interamente la laguna all'interno della barriera corallina. Il colore dell'acqua turchese chiazzato da aree verde scuro.

Le piace molto quel colore. Le piace nuotare da sola. L'acqua non calda come nel pomeriggio, ma ha comunque una temperatura gradevole.
Lei direbbe che "bella". Quando usa quell'aggettivo per descrivere la temperatura dell'acqua Piero sorride sempre. Lui non capisce come si possa parlare di bello a quel proposito. Lei sostiene che l'unica parola che descrive bene quella piacevole sensazione.

Piero si sveglia, la chiama. Si alza, guarda nel bagno. Non c'. Esce sulla veranda, torna dentro e va nel giardinetto antistante. Non c'.

Lei si stende sul telo da mare. Il sole ancora basso, sente il suo calore sulla piante dei piedi. Si accende una sigaretta.

Piero, nella confusione che regna nella stanza, nota che manca la borsa da spiaggia e dal comodino manca il pacchetto di sigarette.
Accende il bollitore dell'acqua per il caff e si siede sulla poltrona in veranda. Si rader pi tardi, adesso non ha voglia.

Un inserviente le porta un bicchiere di spremuta mescolata a pezzi di frutta. Lei sorride e lo saluta con l'unica parola swaili che ha imparato: jambo. Spegne la sigaretta.

Piero sente il bollitore fischiare. Quella mattina il caff solubile non era buono.

 

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