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Il mare (46) Il viaggio era stato lungo. I giornalini
erano finiti. Piero ha appoggiato la testa sul cuscino di velluto scuro
dello schienale del sedile. "Rimini" sente gridare. "Tra poco
saremo arrivati" gli dice la mamma. Il treno riparte. Piero fatica a scendere gli alti scalini di legno del vagone. La mamma lo aiuta a fare l'ultimo con un salto. Le mani e il vestito puzzano di sudore e di carbone. L'aria profuma di un odore strano e nuovo. La carrozzella si mette in moto con uno scossone. Piero è affascinato dal vetturino che emette uno strano rumore con un angolo della bocca per incitare il cavallo. Guarda attento tra le case sperando di rivedere quella magica striscia blu. La casa della zia Noge è piccola a due piani. Il portone d'ingresso dà direttamente sulla strada. Piero è eccitato dall'idea che tra poco vedrà il mare, da vicino. Oltre la casa il mare. Entra di corsa attraversa il corridoio,
ed esce dal retro. Volta il capo a destra e a sinistra, si siede sul gradino. Il mare non c'è.
La tartaruga (44) Tutti la chiamavano piazza delle sirene,
e in effetti forse si chiamava proprio così (oggi è piazza I°
maggio) . Ma Piero le sirene al centro della fontana non le ricorda. Ricorda
invece le tre tartarughe di pietra che erano posizionate al bordo della
vasca. Anzi ne ricorda una. Il Kursaal getta una piccola ombra
sulla piazza, un cavallo sbuffa e sbatte a terra lo zoccolo anteriore,
un cagnolino annusa l'angolo di una casa. Piero si volta, il papà e la mamma sono alti e bellissimi. Il cagnolino si avvicina, Piero si
china. I due sono muso a muso, si guardano. Il cane si avvicina ancora
un po' e slap, lecca il viso di Piero. La lingua è morbida e calda.
Ha un sapore di… di…cagnolino: è buono. Piero sale a fatica lo scalino della
fontana, si avvicina alla tartaruga e con grande sforzo vi sale a cavalcioni.
Dalla bocca della tartaruga esce uno zampillo d'acqua: è lungo, dritto
e continuo. Sente il piacevole calore della pietra attraverso i calzoncini.
Il cavallo sbuffa e sbatte lo zoccolo, il cagnolino ha ripreso il suo
giro, il sole è caldo e l'aria profuma di biada, di mare e di cagnolino. La mamma e il papà sorridono, lo guardano da un lato della fontana. Piero sa cos'è la felicità
Lo zio Luis (49) La casa aveva la facciata che dava direttamente sulla piazza. Di fronte, spostata un po' a sinistra, c'era una piccola chiesa. Era proprio alla sommità di una strada in salita lastricata con pietre di porfido molto grandi. Le pietre erano lucide. Era quella la via che Piero percorreva
quando la mamma andava a trovare lo zio Attilio, il fratello del nonno,
e i suoi due figli. Piero li chiamava tutti zii. La mamma era sempre sorridente quando facevano quelle visite. Piero la seguiva volentieri, anche se i cuginetti erano troppo piccoli per poter essere dei suoi compagni di gioco. L'ingresso era grande, lungo, buio
e fresco. Ma soprattutto era caratterizzato da un odore strano. Piero
diceva che era un profumo misto di fili elettrici e di noce moscata.
Sia la porta del tinello che quella
della cucina davano nel cortile. Anche lì non si soffriva il caldo, c'era
sempre un po' d'aria. Alcuni gatti sono stesi sotto un fico e non mostrano alcun interesse per le voliere dello zio. Piero si siede vicino ai gatti. Si appoggia con le spalle al fico. I gatti si strusciano sulle sue gambe. Dal tinello sente le voci della mamma e degli zii, a volte ridono. In quella casa Piero sta proprio bene.
Il paiolo (48) La casa in cui erano ospiti era piccola.
L'avevano presa in affitto dalla cugina della mamma: la zia Noge; era
a due piani e il portone d'ingresso dava direttamente sulla strada. Un'altra cugina della mamma, Lia
Mancini, era venuta in visita con il figlio più piccolo, Umberto. Aveva
grandi occhi azzurri attenti e sorpresi, due incisivi pronunciati e ricci
biondi. Un viso di cui si diceva "lo mangerei di baci". Era lì che teneva i suoi giochi. Si sedette accanto ad Umberto e presa con cura la mira scagliò una freccia verso il paiolo. Si conficcò nel rame con un sordo rumore. Guardò l'arco e il paiolo con la freccia che sporgeva appena. Prese per mano Umberto e lo portò di corsa in salotto. Gli mise in mano il "Corriere dei piccoli" e anche lui si poggiò un giornalino sulle ginocchia con le mani tremanti e rosso in volto. Molti, molti anni dopo incontrò Umberto a Cattolica. Cercavano insieme di evocare personaggi e storie della loro infanzia in quei lontani tempi del dopoguerra. Raccontò anche la sua sciocca bravata al cugino che sorrise mostrando due esagerati incisivi. Di quell'episodio non ricordava nulla.
La camera oscura (49) Sono stesi sul letto matrimoniale,
al piano di sopra. Piero, suo fratellino e, tra loro, Luciana, la cameriera
che li segue nelle vacanze. Dalla strada sottostante dapprima
impercettibile e poi sempre più chiaro viene un rumore di passi. Rumore
di zoccoli, un passo lungo l'altro affrettato, più corto. Suo fratellino dorme. Luciana, dalle gambe di luna, russa.
Il Leone (49) La fila di tende è vicino al Kursaal.
Appesa al palo c'è la borsa di paglia
della mamma, sulle sdraio la nonna e la mamma leggono i giornali. Sulla sabbia dura vicino alla riva
passeggia Leone: il figlio maggiore della bagnina. È alto, molto abbronzato,
muscoloso ed ha i capelli biondi ondulati e lunghi, come una criniera. La pista per le palline di vetro è finita, la gara comincia. Piero ogni tanto fa scattare il dito medio troppo forte e la pallina esce di pista. Se non facesse così suo fratello comincerebbe a piangere ed il gioco sarebbe finito. Un leggero vento caldo viene da terra: lo chiamano "garbin". Il mare è liscio, quasi senza onde. Leone ha un plaid sulla spalla, una
ragazza bionda con gli zoccoli e il costume bianchi gli cammina accanto. Sotto la tenda la mamma ha estratto
dalla borsa la merenda ed il thermos con l'acqua fresca. Il mistero durerà ancora qualche anno.
L'ultima spiaggia (49) Luciana è seduta sulla sedia a sdraio,
sta leggendo un giornale strano. Ci sono solo delle fotografie con dei
fumetti. La pallina è nuova, di gomma dura e rimbalza molto bene. Inoltre fa un bellissimo rumore quando viene colpita dal tamburello. Cinquantaquattro, cinquantacinque,
plof: la palla cade in acqua. Le ombre sulla spiaggia sono molto
più lunghe che in giugno e anche la sabbia non scotta più. L'aria è diversa,
più limpida, ma anche più fresca. Piero alza lo sguardo verso il cielo
azzurro. L'odore è cambiato, non sa più di sole: sa un po' di terra bagnata. Piero si è accorto che le vacanze stanno per finire. La mamma e la nonna sono già tornate in città. Gli ultimi quindici giorni li hanno passati soli con Luciana. Gli zii di Cattolica non vengono più in spiaggia, anche i cuginetti si vedono più di rado. Alcune tende sono già state tolte. L'uomo dei bomboloni passa sempre più di rado. Si siede sulla sabbia tiepida, suo fratello ha capito che non è il caso di insistere: quando Piero ha la luna è meglio lasciarlo stare. Tornare a scuola non gli piace per
niente. Suor Ausilia non gli è simpatica. Beh però ci sono Titto e Mauro.
E' tanto che non li vede. La pelle di Luciana non è più bianca
come la luna. Piero fa scorrere la sabbia tra le dita.. Tiene la testa
bassa, guarda i granelli lucenti, gli esce un sospiro. Non ha nemmeno
voglia del panino che Luciana ha nella borsa. L'odore dell'aria è proprio diverso.
Casablanca (52) Cattolica, luglio inoltrato, vento
caldo da terra, due del pomeriggio. Sisi dorme, respira regolarmente,
una piccola goccia di saliva scende dall'angolo della bocca e macchia
il cuscino. E' l'ora del riposino pomeridiano.
L'odore di Luciana sembra invadere la stanza, è un profumo misto di varechina e di sapone da bucato. Piero guarda in alto, alcune crepe corrono a raggiera dal centro del soffitto, proprio dove è appeso il lampadario. Una ragnatela disordinata vela di scuro lo spigolo tra il soffitto e due pareti. Luciana fa un sospiro e socchiude appena le labbra. Piero pensa a Humphrey Bogart, alle sigarette, alla nebbia. La sera prima erano stati al cinema all'aperto per assistere alla proiezione del film "Casablanca". La voce suadente, calma e decisa
di Rick: "Se tu restassi, un giorno saresti presa dal rimorso. Non oggi,
forse nemmeno domani, ma presto o tardi e per tutta la vita". Perché?
Perché non è rimasta a Casablanca? Piero gira il capo e guarda Luciana:
è sveglia anche lei. "Perché gli attori si baciano in modo diverso da
noi? Loro appoggiano la bocca sulla bocca e chiudono gli occhi". Una crepa del soffitto sembra disegnare
il profilo di Luciana, l'odore della sua pelle arriva a tratti. Cric, crac: un cigolio del
letto. Il fratellino stiracchia la braccia, con il dorso della mano si
asciuga l'angolo della bocca. Piero si scosta subito. Chiude gli occhi.
Il respiro è affrettato, il cuore batte forte ed ha una strana, nuova
sensazione: è bellissima. E' giù in basso, sotto alla pancia. "Su, su è ora d'andare in spiaggia". Scendono le scale, Luciana scompiglia i capelli di Piero e gli da un buffetto sul capo. Piero si gira e la guarda con una riconoscenza ed un affetto smisurati. Luciana è proprio buona. Il sacrificio del riposino, la ragnatela sull'angolo, il cavallo, la luce di luna della pelle di Luciana, Casablanca, la bocca socchiusa, il profumo di fragole e varechina. Tutto sembra seguire un filo sottile, sconosciuto e misterioso. Che sia questa la vita?
I cavalieri della tavola rotonda (54) La mamma di Leone, la bagnina, ha prestato loro una corda sufficientemente lunga. L'hanno tesa tra due pali per le tende ed hanno fatto così un campo da pallavolo. Piero, Sisi - suo fratellino - ed un loro cugino da una parte, tre ragazzi della tenda vicina dall'altra. Piero sta perdendo, suo fratello è
troppo piccolo e sbaglia spesso. Non può nemmeno cercare di prendere le
palle che dovrebbe colpire il fratello altrimenti si sarebbe messo a piangere
dicendo che non lo faceva giocare. La partita finisce venti a venticinque.
Piero ha perso. "Ciao mi chiamo Stefania". Il fratellino ride e va dalla
mamma per farsi dare il panino, Piero non sa cosa dire. Non trova di meglio
che mormorare: "Vado a fare merenda". Piero torna da Stefania con il panino
in mano. Devo offrirgliene un po'? Mah, forse è meglio di no. "E tu come
ti chiami?". Il colore della pelle di Stefania
non è scuro come quello di Piero. E' di una tonalità diversa. Come se
avesse dei riflessi d'oro. Il costume ha un pizzetto bianco sui bordi.
Le sue braccia sono appena coperte da una lieve peluria chiara: brilla.
Quando ride anche Piero non riesce a trattenere il riso. Lei cancella
una lineetta e le loro mani si sfiorano. Le sedie hanno la seduta di stecche
di legno verde. Alcune sono piegate ed accatastate sul muro di cinta.
La gualdrappa del cavallo è rossa. Anche l'elmo ha un pennacchio rosso. Lancillotto ha una bellissima e lucente armatura d'argento. Tiene la lunga lancia eretta. Piero ha la mano sul bracciolo, sente
un tocco leggero sul mignolo. Non gira nemmeno il capo, deglutisce, gli
manca il fiato. Sente che sta arrossendo: per fortuna le luci sono spente.
Il cielo è blu, le stelle lassù sono
splendenti. L'aria profuma di vernice e di fiori d'acacia. Stefania si
gira verso di lui: "Ciao". Vorrebbe prenderle tutta la mano, carezzarle il viso, abbracciarla. Il dito trema un po'. Ava Gardner scosta il velo che le ricopre parzialmente il viso, Robert Taylor si avvicina. |
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