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Lo schema R
Credo che il ritorno ai testi
freudiani, che sono stati oggetto del mio insegnamento da due anni a questa
parte, mi abbia [...] fornito l'idea sempre più certa che non c'è presa
più totale della realtà umana che quella fatta attraverso l'esperienza
freudiana.
Lacan circoscrive il campo di quest'esperienza
a "Tre registri, che sono proprio i registri essenziali della realtà
umana, registri ben distinti e che si chiamano : il simbolico, l'immaginario
e il reale"
Da una parte, l'interazione di queste tre istanze si dimostra strutturalmente
isomorfa alla dialettica edipica della quale Lacan, nel solco di Freud,
specifica la dinamica a partire dallo stadio dello specchio, dalla funzione
fallica, dal complesso di castrazione e dalla metafora del Nome-del-Padre
. Dall'altra parte, l'andamento di questi tre registri delinea il modo
di strutturazione della soggettività che Lacan non cesserà di approfondire
nel prosieguo della sua opera. Così appare subito la disparità intrinseca
dalla costituzione del soggetto: vale a dire la separazione irriducibile
dall'oggetto del desiderio attraverso la mediazione del fantasma.
Il principio della strutturazione soggettiva è fornito a partire dalla
costruzione dello schema R di cui Lacan espone la logica nel suo
articolo del 1957-58: "Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento
della psicosi" . L'approccio alla psicosi ne risulta sempre più chiaro
nella misura in cui Lacan si impegna in questo studio al fine di delineare
il processo psicotico simbolizzandolo con la trasformazione dello schema
R in schema I, altrimenti detto "schema di Schreber" .
La densità concettuale dello schema R si coglie profondamente solo a livello
della sua infrastruttura interna. Di qui la necessità di sviluppare in
modo logico le diverse fasi che concorrono alla sua costruzione. Questa
costruzione si può ordinare schematicamente nel modo che segue .
Alle soglie di questa situazione originaria, abitualmente chiamata relazione
di indistinzione fusionale, il bambino è impegnato in una dinamica desiderante
alienata al desiderio della madre, dato che è esattamente identificato
al suo fallo. Si osserva questa alienazione tipica che rappresenta l'identificazione
fallica a livello dell'esperienza della fase dello specchio .
Schematizziamo questa relazione con il disegno seguente:

L'interazione dinamica del desiderio
tra la madre ed il bambino non è, tuttavia, coerente se non interviene
il concetto di mancanza. Difatti, la madre sentita come mancante
può sempre immaginariamente essere colmata con l'oggetto del desiderio
che le fa difetto. È per questo che, in modo non meno immaginario, il
bambino si identificherà più volentieri all'oggetto che manca all'Altro.
Lo spazio di questa relazione non traduce dunque l'esperienza di una pura
e semplice dualità, e ancor meno si tratta di "simbiosi", come molto spesso
si trova scritto. L'indistinzione fusionale si attua perché le preesiste
un terzo termine: la mancanza e l'esistenza immaginaria di un oggetto
capace di colmarla: il fallo. Ne consegue dunque che è proprio
l'oggetto della mancanza in quanto tale, che chiama e nutre la dinamica
della relazione fusionale. Di qui la necessità di modificare lo schema
originario facendo posto all'intercessione del fallo immaginario
j.
Questa prima configurazione triangolare che fonda la logica del desiderio
nell'edipo, non mette in gioco che una serie di componenti immaginarie.
All'oggetto fallico immaginario, che è supposto colmare la mancanza dell'Altro,
risponde l'identificazione immaginaria del bambino a tale oggetto della
madre.
Questo primo triangolo madre-bambino-fallo, che rappresenta lo spazio
stesso del registro immaginario, costituisce la cellula di base
dello schema R. Da questo livello arcaico possiamo già cogliere
come l'oggetto del desiderio interferisca nell'organizzazione potenziale
del soggetto considerato, in questo stadio, come "assujet" [termine
usato da Lacan].
Identificandosi immaginariamente all'oggetto del desiderio della madre,
il desiderio del bambino si realizza già come desiderio di desiderio.
La strutturazione dinamica del desiderio del soggetto come desiderio
del desiderio dell'Altro trova così il suo punto fisso in questo processo
originario di identificazione al fallo immaginario.
Portiamo ancora più avanti il corso della dialettica edipica fino a quella
tappa decisiva segnata dall'intrusione della figura paterna nella relazione
d'indinstinzione fusionale madre-bambino. Questa intrusione si manifesterà
attraverso una rimessa in causa dell'identificazione fallica sottesa da
una doppia traccia di simbolizzazione. Da una parte, il bambino si mostra
sempre più sensibile all'interesse che nella realtà la madre ha per il
padre. Dall'altra egli sviluppa la convinzione che non arriverà mai ad
essere tutto per l'Altro (la madre). La ripetizione di queste esperienze
reali susciterà progressivamente, nel bambino, alcune correlazioni significanti.

Se il bambino non è tutto per la madre
- prova ne è il suo interesse per il padre - è dunque chiaro che non potrà
neanche essere l'oggetto che colmerà la sua mancanza. Così la madre si
rivela tanto più sprovvista del fallo, nello spazio immaginario della
relazione d'indinstinzione fusionale, quanto più il padre si pone come
polo d'attrazione che mobilita il suo desiderio. Queste due circostanze
significanti bastano, per un certo tempo, a sostenere l'incarnazione del
padre immaginario, come fallo rivale del bambino presso l'Altro.
Soltanto questa figura del padre può supportare una serie di spostamenti
decisivi nella logica desiderante del bambino ormai sospesa alla domanda.
«essere o non essere "to be or not to be", il fallo?»
[della madre] .
In primo luogo un nuovo protagonista, il padre, si inserisce nella triangolazione
immaginaria madre-bambino-fallo.
In secondo luogo, il fallo circola a partire dalla rimessa in questione
dell'identificazione fallica. [Il bambino arriva a rappresentare con qualcosa
ciò che manca all'altro (Edipo)].
D'altronde, questo vacillamento del posto del fallo induce uno spostamento
della madre stessa, nei confronti dello spazio della configurazione immaginaria
originale.
Infine tutte queste traslazioni vengono a distribuirsi in funzione della
consistenza che assumono le contingenze della realtà, alle quali ormai
il bambino non può più sottrarsi.
Lo spostamento dal luogo primitivo immaginario della madre, correlato,
sotto l'influenza della realtà, all'intrusione del padre, può essere schematizzato
nel modo seguente:

la prima fase caratterizzata da questi
diversi spostamenti sarebbe tuttavia inoperante nella strutturazione psichica
del soggetto, se restasse fissata allo stadio della rivalità fallica immaginaria
tra il bambino e il padre presso la madre. La dinamica che permetterà
al bambino di superare la rimessa in gioco della sua identificazione fallica,
e di conseguenza, di separarsene, presuppone che egli stesso effettui
uno spostamento. Ciò è determinato non solo da diverse evenienze della
realtà, al di là del campo immaginario originale, ma è anche - addirittura
soprattutto - richiesto dall'incidenza di una mediazione significante
operata dalla madre [staccarsi dal bambino]. Per altro, è attraverso questa
mediazione che la dimensione simbolica fa irruzione nella dialettica edipica.
Quali sono i moventi di tale mediazione?
Quello che importa è che la madre, sia nel suo modo d'essere, sia nel
discorso che fa al bambino, si dia da fare per fargli sentire il ruolo
privilegiato svolto dal padre nei confronti del suo - di lei - desiderio.
In questo modo è in gioco una prescrizione simbolica che consiste
nel significargli, senza equivoci né ambiguità, che è da lui - dal suo
uomo - che lei conta di ottenere l'oggetto che le manca. Il bambino riceve
così, dal discorso materno, la sicurezza che egli non ha nulla da attendersi
dalla sua identificazione immaginaria al fallo, nella misura in cui la
madre sa simbolicamente significarsi dipendente dal padre e non
da lui, quanto all'oggetto del suo desiderio.
Infatti - questo accade quando la significazione simbolica di questa dipendenza
materna ha l'aria di una parodia - possono risultare compromesse certe
vie di strutturazione psichica ulteriormente aperte al bambino. Lacan
vi ritrova esattamente il "punto di ancoraggio" delle perversioni in cui
ambiguità simboliche ed equivoci, diventando regole nella realtà, fissano
il bambino nel luogo del godimento della rivalità fallica .
La mediazione indotta da questa prescrizione simbolica è strutturante
nella misura in cui l'esistenza intrusiva del padre vi fa, lei stessa,
simbolicamente eco. Tanto la madre deve significare al bambino la sua
dipendenza desiderante nei confronti del padre, tanto quest'ultimo non
deve mancare di confermarne l'incidenza ponendosi come colui "che fa da
legge per la madre" .
Un notevole avanzamento può allora essere fatto nella logica degli spostamenti
evocati precedentemente. Un elemento supplementare esige d'essere preso
in esame: l'incursione del registro simbolico che interviene, ormai,
nelle nuove relazioni istituite dal bambino tra il padre e la madre. Questa
dimensione fa precipitare in effetti il bambino verso un altro luogo in
cui il suo desiderio sarà messo alla prova in una nuova posta in gioco:
la dialettica dell'avere. Questo suppone che il bambino abbia rinunciato
ad identificarsi all'oggetto del desiderio della madre, che abbia quindi
accettato di riconoscere il padre non solo come colui che ha il fallo,
ma anche come colui che può darlo alla madre, che quindi è dipendente
da lui sotto questo punto di vista, perché lei non lo ha.

Questo riconoscimento testimonia del fatto che il bambino è costretto
a passare sotto le forche caudine della castrazione. Inoltre illustra
uno spostamento caratteristico. Cessando di assoggettarsi al desiderio
della madre, egli abbandona la sua posizione iniziale di assujet
a vantaggio della posizione, che viene delineandosi, di soggetto desiderante.
Di conseguenza, questo spostamento modifica il tipo di legame madre-bambino,
che quindi non partecipa più esclusivamente allo spazio immaginario della
triangolazione d'origine. Al di là della prova di realtà, questo legame
si fissa nello spazio simbolico in cui si trovano ormai collocati il padre
e la madre.
Questi diversi spostamenti comportano delle relazioni interattive nella
strutturazione soggettiva del bambino. Se la linea di collegamento madre-bambino
(fig. 3) traduceva graficamente un tipo di relazione strettamente originaria,
lo spostamento rispettivamente della madre e del bambino lascerà due luoghi
vacanti, in cui si cristallizzeranno, nell'organizzazione psichica, delle
vestigia sempre presenti di questi luoghi immaginari anteriori. Nel luogo
primitivo in cui il bambino aveva situato la madre, si costituirà una
rappresentazione immaginaria dell'oggetto fondamentale del desiderio (la
madre), cioè l'immagine speculare i. Quanto al posto in
cui il bambino si era inizialmente collocato, esso darà luogo ad una rappresentazione
immaginaria di se stesso: il suo io m, richiamando così
alla memoria lo statuto alienato di assujet che egli era. All'altro
polo, corrispondente alla nuova posizione del bambino, si delinea, in
compenso, qualcosa del soggetto che egli verrà ad essere sotto l'istanza
dell'Ideale dell'io I che non può avvenire se non con l'incidenza
simbolica del padre. Per questa ragione, l'Ideale dell'io, I, viene
ad iscriversi logicamente in opposizione all'io, m, nello spazio
simbolico.

L'organizzazione dello schema ne
viene modificata in egual misura. Ormai il triangolo immaginario e il
triangolo simbolico si dispongono rispettivamente da una parte e dall'altra
della striscia di realtà [il parallelogramma R che rappresenta
la realtà], che Lacan chiamerà poi con l'appellativo di reale .
L'ultima tappa della costruzione dello schema R rinvia direttamente
al punto d'arrivo della dinamica edipica dialettizzata per intercessione
della metafora del Nome del Padre. Tutti gli spostamenti innescati
dopo lo spazio immaginario iniziale, sono stati indotti, infatti, dalla
portata strutturante della funzione simbolica del padre, inauguralmente
introdotta con la mediazione del discorso materno. La sinergia delle diverse
figure paterne - padre frustrante, privatore, castrante, donatore - non
può assicurare il passaggio strutturante dall'essere all'avere
se non nella misura in cui il padre è investito, in ultima analisi, dell'attribuzione
fallica. In quanto tale, vale a dire in quanto padre simbolico,
egli è così supposto dare alla madre l'oggetto che le manca .
In altri termini, la traslazione dallo spazio immaginario allo spazio
simbolico traduce la circolazione dell'oggetto fallico senza la quale
il bambino non saprebbe reperire il posto esatto dell'oggetto del desiderio
della madre, che gli permette di passare dallo stato di assujet
allo stato di soggetto. Questo riferimento, sotteso dal significante
Nome del Padre, giustifica l'introduzione sistematica del simbolo
P come luogo d'iscrizione del fallo simbolico F.
L'oggetto del desiderio della madre si trova così collocato da parte del
bambino, che ha la possibilità di divenire allora come un soggetto - al
posto della sua identificazione primordiale immaginaria all'oggetto del
desiderio materno j - da qui l'iscrizione
del simbolo S al posto del fallo immaginario j.
Al termine di questa strutturazione soggettiva, sussiste non di meno,
la pregnanza dell'immaginario incarnata dai luoghi i ed m,
vale a dire "i due termini immaginari della relazione narcisistica, cioè
l'io e l'immagine speculare" .
Così possiamo anche trascrivere sullo schema l'espressione risultante
da tutte le rappresentazioni immaginarie dell'altro, che trovano il loro
fondamento più importante nella figura primordiale immaginaria della madre
M. Il [vettore] iM metaforizza così tutte le diverse figure
dell'altro immaginario con l'espressione generale dell'immagine speculare
i(a).
Di qui l'opportunità di scrivere l'altro a al posto di M.
All'opposto, sul [vettore] mI verranno ad iscriversi tutte le identificazioni
immaginarie formatrici dell'io assogettate all'identificazione paterna
dell'Ideale dell'io, I . È dunque legittimo situare al posto di
I, il simbolo a', correlativo di a nella relazione
immaginaria del soggetto con i suoi oggetti.
D'altra parte, P non simbolizza il Nome-del-Padre se non riguardo
ad un'operazione significante inaugurale che è, a dirla giusta, una metafora.
Un tale significante non può dunque situarsi se non nel luogo dell'Altro
in cui il bambino incontra il significante di un padre per lui. Di conseguenza,
il simbolo A trova dunque la sua collocazione al posto di P.
Nella struttura stessa dello schema R, viene così ad integrarsi
quella dello schema L della dialettica intersoggettiva, che richiama
all'ordine dell'alienazione del soggetto nell'Io come conseguenza diretta
dell'accesso al simbolico attraverso la metafora paterna .
Ritroviamo allora la configurazione completa dello schema R quale
Lacan ce la propone nel suo studio "Una questione preliminare per ogni
possibile trattamento della psicosi" .

La striscia del Reale [che ha per
vertici le lettere] "MimI", non solo separa il triangolo immaginario
dal triangolo simbolico, ma anche li lega altrettanto bene. Questa particolarità
dinamica non può essere compresa altrimenti che accordando alla striscia
MimI la struttura del nastro di Möbius . Se Lacan non ha proseguito
su questo terreno nel suo seminario Les Psychoses, nondimeno egli
evoca questa particolarità in una nota aggiunta nel 1966 al suo testo
Una questione preliminare…. Più generalmente Lacan assimilerà,
nella stessa epoca, lo schema R alla stesura di un piano proiettivo.
La striscia del reale diviene in questo modo come il taglio di Möbius
da cui dipende tutta la struttura del cross-cap:
Forse ci sarebbe dell'interesse
a riconoscere che cosa di enigmatico allora, ma perfettamente leggibile
per chi ne conosce il seguito, come è il caso in cui si voglia prenderlo
come riferimento, quello che lo schema R mostra è un piano proiettivo.
Precisamente i punti dei quali non a caso (è per gioco) abbiamo scelto
le lettere uguali [maiuscole e minuscole] mM, con cui si corrispondono,
e che sono quelli da cui si inquadra il solo taglio valido in questo schema
(cioè il taglio [vettore] mi, [vettore] MI), evidenziando
che questo taglio isola nel campo un nastro di Möbius .
Dilungarsi un po' sulla funzione di
questa striscia del reale sembra tanto più importante in quanto sono proprio
certe modificazioni strutturali di questo trapezio miMI a permettere
di rappresentare quello che avviene nelle psicosi così come lo schema
I mette in evidenza.
Per ottenere un nastro di Möbius, basta suturare i due bordi di un poligono
fondamentale (un rettangolo) vettorizzati in modo opposto riconducendoli
in una stessa direzione, vale a dire effettuando una torsione. Otteniamo
così una superficie monolaterale (con una sola faccia e con un
solo bordo) che si può percorrere completamnte senza superare mai alcun
bordo .
Sullo schema R, se uniamo i ad I e m ad M,
conferiamo alla striscia del reale una struttura möbica. Di conseguenza
gli spazi dell'Immaginario e del Simbolico costituiranno una sola "rondella"
completamente suturata dalla striscia del reale lungo l'unico bordo che
costituisce la superficie del nastro di Möbius. In questo senso lo schema
R è un piano proiettivo la cui rappresentazione in due dimensioni
(il piano) è soltanto una "messa in piano" ottenuta con un taglio che
apre la striscia, vale a dire un taglio che permette di ritornare al poligono
fondamentale di partenza con i suoi due bordi vettorizzati .
Questo permette di capire come il Simbolico e l'Immaginario sono legati
tra loro per mezzo del Reale, in modo tale che si possa passare dall'uno
all'altro e dall'altro all'uno in modo continuo. La dinamica edipica mette
particolarmente bene in evidenza questa proprietà mostrando quanto la
conquista del Simbolico rinvii pur sempre all'Immaginario. Infatti, appena
entrato nel Simbolico, il soggetto si aliena nell'Immaginario dividendosi.
Da questo punto di vista, la striscia del reale concepita nella sua rappresentazione
möbica, appare come una rappresentazione essenziale alla comprensione
dell'organizzazione strutturale del soggetto.
Schema R

j
fallo immaginario
S soggetto
i immagine speculare
M figura immaginaria della
madre
a oggetto causa di desiderio
P metafora del nome del padre
A Altro
I ideale dell'io
a' oggetti sostitutivi
moi io

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