Bruto

 
Emilio Filippini, cortile casa Filippini

 

 

Brevi considerazioni sulla formula di Lacan:
"Un significante è ciò che rappresenta un soggetto per un altro significante".

 

Traduciamo la suddetta affermazione associando alla parola significante la lettera A, alla parola soggetto la lettera B e alla parola altro significante la lettera C, questo allo scopo di renderla più agile per le trasformazioni alle quali intendo sottoporla. La frase diventa perciò:

"A è ciò che rappresenta B per C",

che, senza cambiarne il significato, si può anche scrivere:

"Per C A è ciò che rappresenta B".

Analizziamo quest'ultima frase: "Per un qualcosa una tal cosa è ciò che rappresenta una tal altra", l'uso che qui si fa della preposizione per (par) è da intendere (su questo punto se ne può discutere più approfonditamente, ma credo che non ci si possa discostare molto da quanto dirò), in considerazione del fatto che questo qualcosa (C) comprende che una tal cosa è una tal altra, con lo stesso significato che si fa con le espressioni: nei confronti di C, in raffronto a C, C pensa che, C è convinto che, C crede che, ecc., perché C pur cogliendo solo A (che gli è stato offerto perché è un suo pari - A e C sono entrambi significanti -) ha la possibilità di intravedere che A rappresenta B, quindi in qualche modo comprende e possiede capacità di giudizio. Chiediamoci allora: cosa ha capacità di giudizio? Credo che nessuno possa pensare che un albero o un cane o una pietra abbiano capacità di giudizio (Lacan stesso, con l'aneddoto sulla sua cagnetta boxer, lo ha dimostrato). Perciò dobbiamo desumere che chi giudica sia inevitabilmente qualcosa che rappresenta un soggetto (per essere più esatti bisognerebbe dire che chi giudica è un soggetto e non qualcosa che rappresenta un soggetto, ma ciò ci condurrebbe a sostenere che il significante e il soggetto sono la stessa cosa. Non credo che Lacan intendesse questo, però ad essere esatti è a questa assurda conclusione che si giungerebbe - lascio in sospeso l'argomento che sicuramente si può ampliare).

La nostra frase diventa quindi: "per C (che è un rappresentante di un soggetto diverso da B) A è ciò che rappresenta B".

Riscriviamo la frase sostituendo al posto delle lettere le parole che vi erano state associate:

"Per un altro significante (che è un rappresentante di un altro soggetto) un significante è ciò che rappresenta un soggetto",

ed infine ricostruiamo la frase così come l'ha espressa Lacan con la specificazione aggiuntiva che abbiamo visto poter introdurre, la frase diventa:

"Un significante è ciò che rappresenta un soggetto per un altro significante (che è un rappresentante di un altro soggetto)".

Questa frase è un'apparente tautologia, dico apparente perché sono convinto che Lacan sapesse perfettamente cosa andava affermando ed anche perché questa frase ci dà alcune indicazioni che sono ordinatamente le seguenti:

Il soggetto qui non è definito. (Si può soltanto notare che, implicitamente, Lacan intenda che un soggetto sia rappresentato da un significante - un altro significante che è un rappresentante per un altro soggetto -, quindi suppongo che in nessun modo Lacan intenda dare qui una definizione di soggetto. Oppure, ricordando il seminario sull'identificazione, accettare che il soggetto sia definito da i - base dei numeri immaginari - conclusione alla quale Lacan giunge dall'analisi del cogito ergo sum, che però sappiamo essere una base abbastanza traballante al fine di definire l'essere).
Il significante è definibile, o ricorsivamente, oppure in funzione del soggetto che qui non è definito. (Se ne deduce che si tratta di una definizione sospesa ad una definizione non data).
Un significante non esiste se è unico. (Lacan ne mette in gioco due).
Un soggetto non esiste se è unico. (Per le stesse ragioni).
L'interfaccia tra due soggetti è un significante, cioè tra due soggetti esiste la possibilità di un rapporto solo con la mediazione di un significante. Che si può leggere, ricordando un'altra celebre frase di Lacan: "Non c'è rapporto sessuale".

 

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