Scarabeo rinoceronte

 
Emilio Filippini, testa di mucca

 

 

Pulsione

 

Il termine pulsione nel linguaggio fisico significa un'azione di una forza applicata ad un corpo che ne modifica lo stato di quieto o di moto. In psicanalisi è un processo determinato da una eccitazione somatica, secondo il quale un soggetto è spinto a ricercare determinati scopi al fine di eliminare lo stato di tensione

Per capire qualcosa di questo significante e bene separare gli effetti della pulsione dalla sua origine. Sono possibili dunque due approcci alla conoscenza:
Il primo è sull'obbiettivo, l'esempio principe è la meccanica quantistica, pur con tutti i suoi limiti
Il secondo sull'origine (teoria del cosmo di Hawkins, testo di Cacciari sull'origine e la teoria della relatività), con l'evidenza dell'impossibile che questa via porta con sé (vedi la cosiddetta Era di Plank nella teoria dello sviluppo del cosmo).

Freud è un ricercatore che punta più sull'origine, mentre molta psicanalisi moderna è più sul versante dall'obbiettivo.
Due strade difficile perché nella ricerca dell'origine, prima o poi ci si imbatte sempre con i problemi imposti dal Tempo. Nello studio dell'obbiettivo si incorre facilmente nei possibili errori introdotti dall'uso della statistica.

Comunque, tornando al suo stretto significato psicanalitico, la pulsione è per:

La psicologia sperimentale
una componente psicologica dello stato fisiologico detto bisogno.

Freud
"Chiamiamo pulsioni le forze che supponiamo star dietro le tensioni dovute ai bisogni, esse rappresentano le richieste corporee avanzate alla vita psichica". È da considerare non come un mito, ma come una sorta di convenzione. Egle separa la pulsione da istinto e da stimolo.

Istinto: comportamento animale fissato dall'ereditarietà, caratteristico della specie, preformato al suo svolgimento e adattato al suo oggetto.
Stimolo: è esterno e quindi si può sfuggire.
Pulsione: costituente psichica che produce uno stato di eccitazione che spinge l'organismo all'attività. È geneticamente determinata ma suscettibile di modificazioni. A differenza dello stimolo trae origine dall'interno del corpo. È una forza costante. Non ci si può sottrarre con la fuga come succede per lo stimolo esterno.
La scinde in quattro parti: spinta, fonte, oggetto, meta.
f = m × a. (la forza è una grandezza che si suppone esistere quando un corpo dotato di massa m subisce un'accelerazione a). Ricordare che la forza è individuata da quattro componenti: punto d'applicazione, direzione, intensità, verso.
Spinta: elemento motorio (da porre in parallelo con l'intensità)
Fonte: processo somatico svolto da un organo interno che produce uno stimolo che ha una rappresentanza psichica (da porre in parallelo con il punto d'applicazione)
Meta: è il soddisfacimento che si può raggiungere sopprimendo lo stato di stimolazione alla fonte (da qui gli errori che ne possono conseguire traendo dalla rappresentanza psichica collegamenti diversi da quello originale all'organo imputato come fonte) (da porre in parallelo con la direzione)
Oggetto: è il mezzo attraverso il quale la pulsione può raggiungere la sua meta. L'oggetto però è assolutamente indifferente. (da porre in parallelo con il verso).

La metafora della pulsione come del desiderio di una bocca di baciare se stessa, impossibile e quindi mai soddisfatta.
Freud non riesce a tradurre in termini di pulsione di vita i problemi posto dai traumi di guerra, deve ipotizzare un'altra pulsione, che chiamerà di morte.

Lacan

Traduce pulsione di morte con istinto di morte. L'istinto di morte e quello di vita sono in coppia che chiama libido, essi non sono in opposizione, sono fusi e unificati. La pulsione non è organica, né rappresenta una manifestazione della vita organica. Per Freud la pulsione non è un mito e preferisce il termine "convenzione"; Lacan preferisce sostituirlo con il termine di "finzione". Mito di Aristofane nel Convivio e traduzione nel mito della lamella (non si cerca l'altro che ci completi, ma una protezione mitica che porta un supposto benessere ancestrale).
Spinta: tendenza pura e semplice alla scarica da uno stimolo interno (che non è fame o sete)
Fonte: riferimento ai bordi, cioè con tutti gli organi che mettono in contatto l'interno con l'esterno (non solo bocca, ano e organo sessuale).
La pulsione, specie quella sessuale, non fa che rappresentare, parzialmente, la curva dell'adempimento della sessualità nel vivente; è quindi un tracciato dell'atto che ha come ultimo termine la morte.
Oggetto: quando la pulsione lo afferra si accorge che non la soddisfa. Concetto di oggetto a.
Meta: i pazienti non sono soddisfatti di ciò che sono, tuttavia ciò che sono, che vivono, i loro stessi sintomi, deriva da una soddisfazione. Però l'errore è che soddisfano "a" qualcosa. Non "si" accontentano, ma "si" contentano. Cercano le vie del piacere, raggiungono la meta, ma non si accontentano.



Alla fine si ottiene: "il movimento di una dinamo collegata ad un bocchettone del gas, da cui ne esce una penna di pavone che solletica una bella donna messa lì solo per la bellezza della cosa."
A proposito della pulsione di morte che lui chiama istinto di morte dice:
"Riconoscerete nella metafora del ritorno all'inanimato che Freud attribuisce ad ogni corpo vivente questo margine al di là della vita che il linguaggio assicura all'essere per il fatto che parla, e che è appunto quello in cui si impegna, in posizione di significante, non solo quanto del suo corpo vi si presta, per essere scambiabile, ma anche proprio il corpo stesso" Cioè il corpo è solo un luogo di significazione.

Perrella

La pulsione di vita non è nutrirsi. Difatti l'appetito è una determinazione semplificata e patologica del pulsionale. L'origine della pulsione non è appropriarsi dell'oggetto (e distruggerlo), ma nell'impossibilità del soggetto di coincidere con se stesso (metafora della bocca che bacia se stessa).
Pulsione è voler fare uno con un oggetto, anche se implica la distruzione dell'oggetto, non esclude affatto, ma anzi implica l'amore verso questo oggetto.
La logica della pulsione è perciò la consapevolezza di ogni vivente della sua parzialità. Perciò, ancora, esiste un legame tra pulsione e sapere: la pulsione è in funzione del sapere perché è in funzione del suo limite (della limitatezza di ogni essere). Il sapere è una forma d'amore (interpretazione della foglia che si volge verso il sole come dell'amore della foglia verso il sole: è una antropomorfizzazione di ciò che accade attraverso un concetto umano che è l'amore).
Mentre la psicanalisi ha dato per presupposto che l'amore è una trasformazione del desiderio sessuale, Perrella sostiene invece che il desiderio sessuale è il risultato di una riduzione dell'amore: cioè l'amore non è affatto una trasformazione del pulsionale, ma la pulsione è già una manifestazione dell'amore.
Pulsione di morte: stimolo esterno troppo forte, né le difese né la fuorclusione funzionano. Si forma, per Freud, una cicatrice, questa zona colpita all'improvviso deve essere, in seguito e quindi con un ritardo, sovrainvestita. La difesa (il sovrainvestimento e quindi l'angoscia) che era mancata nel momento del trauma, viene messa in atto in un secondo momento (dopo, cioè in modo ritardato) attraverso un meccanismo che (Perrella sostiene) non è determinato dal principio di piacere e quindi dalle difese o dalla fuorclusione che prima erano mancate, ma dal mero principio della ripetizione: cioè dalla pulsione di morte.
La pulsione di morte non è riducibile ad una metafora del godimento sessuale (che è una metafora assoluta della morte, come in Lacan) e non è neppure, come dice Freud, una nostalgia del vivente per la materia inanimata, ma è la morte che è in noi in quanto viventi. La pulsione di morte è l'espressione della stessa volontà di ogni ente di rimanere nel suo stato, è cioè una specie di inerzia (ma l'inerzia dipende dal punto d'osservazione). Non c'è alcuna forza d'inerzia, né pulsione di morta: l'una e l'altra esistono solo in quanto noi osserviamo il moto e la vita da un punto di vista esterno (Mito di Crono, pagg. 226-228) . La pulsione di morte è guardare la vita dall'esterno.
"Il soffio (la pulsione) è ciò che rappresenta alla materia, la quale non sapeva nulla della propria vita, la sua stessa esistenza: come materia morta, che quindi non sa affatto d'essere già viva; come materia viva, che perciò vuole durare."

Franco Borghero

La pulsione va vista come una forza costante sia in direzione che in intensità, che, volente o nolente, investe ogni soggetto. E con questa forza dobbiamo "saperci fare".
In concordanza con il terzo principio della termodinamica: principio dell'aumento dell'entropia. Cioè la tendenza di ogni corpo di dirigersi verso il caos assoluto. Detto in parole meno tecniche: ogni essere umano è destinato alla morte
Cerco di spiegarmi con una metafora:
immaginiamo un vento di direzione ed intensità costanti (un vento che ci spinge verso la morte). Ora con questo vento si può navigare in vari modi. Con il vento in poppa oppure di bolina. In modo che, con lo stesso vento, si può navigare in una direzione oppure - quasi - nella direzione opposta.
Si può navigare in direzione della vita oppure in quella della morte. Sta solo a noi scegliere.
Navigare in direzione della vita non significa però desiderare di durare in eterno, questoporterebbe all'immobilità (vedi Borges, Storia dell'eternità) e quindi sarebbe una pulsione di morte, ma invece aprirsi alla certezza della morte, permettendoci così, di vivere nel presente.

 

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