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Pulsione
Il termine pulsione nel linguaggio
fisico significa un'azione di una forza applicata ad un corpo che ne modifica
lo stato di quieto o di moto. In psicanalisi è un processo determinato
da una eccitazione somatica, secondo il quale un soggetto è spinto a ricercare
determinati scopi al fine di eliminare lo stato di tensione
Per capire qualcosa di questo significante
e bene separare gli effetti della pulsione dalla sua origine. Sono possibili
dunque due approcci alla conoscenza:
Il primo è sull'obbiettivo, l'esempio principe è la meccanica quantistica,
pur con tutti i suoi limiti
Il secondo sull'origine (teoria del cosmo di Hawkins, testo di Cacciari
sull'origine e la teoria della relatività), con l'evidenza dell'impossibile
che questa via porta con sé (vedi la cosiddetta Era di Plank nella teoria
dello sviluppo del cosmo).
Freud è un ricercatore che punta più
sull'origine, mentre molta psicanalisi moderna è più sul versante dall'obbiettivo.
Due strade difficile perché nella ricerca dell'origine, prima o poi ci
si imbatte sempre con i problemi imposti dal Tempo. Nello studio dell'obbiettivo
si incorre facilmente nei possibili errori introdotti dall'uso della statistica.
Comunque, tornando al suo stretto
significato psicanalitico, la pulsione è per:
La psicologia sperimentale
una componente psicologica dello stato
fisiologico detto bisogno.
Freud
"Chiamiamo pulsioni le forze che supponiamo star dietro le tensioni dovute
ai bisogni, esse rappresentano le richieste corporee avanzate alla vita
psichica". È da considerare non come un mito, ma come una sorta di convenzione.
Egle separa la pulsione da istinto e da stimolo.
Istinto: comportamento animale
fissato dall'ereditarietà, caratteristico della specie, preformato al
suo svolgimento e adattato al suo oggetto.
Stimolo: è esterno e quindi si può sfuggire.
Pulsione: costituente psichica che
produce uno stato di eccitazione che spinge l'organismo all'attività.
È geneticamente determinata ma suscettibile di modificazioni. A differenza
dello stimolo trae origine dall'interno del corpo. È una forza costante.
Non ci si può sottrarre con la fuga come succede per lo stimolo esterno.
La scinde in quattro parti: spinta, fonte, oggetto, meta.
f = m × a. (la forza è una grandezza che si suppone esistere quando un
corpo dotato di massa m subisce un'accelerazione a). Ricordare
che la forza è individuata da quattro componenti: punto d'applicazione,
direzione, intensità, verso.
Spinta: elemento motorio (da porre in parallelo con l'intensità)
Fonte: processo somatico svolto da un organo interno che produce
uno stimolo che ha una rappresentanza psichica (da porre in parallelo
con il punto d'applicazione)
Meta: è il soddisfacimento che si può raggiungere sopprimendo lo
stato di stimolazione alla fonte (da qui gli errori che ne possono conseguire
traendo dalla rappresentanza psichica collegamenti diversi da quello originale
all'organo imputato come fonte) (da porre in parallelo con la direzione)
Oggetto: è il mezzo attraverso il quale la pulsione può raggiungere
la sua meta. L'oggetto però è assolutamente indifferente. (da porre in
parallelo con il verso).
La metafora della pulsione come del
desiderio di una bocca di baciare se stessa, impossibile e quindi mai
soddisfatta.
Freud non riesce a tradurre in termini di pulsione di vita i problemi
posto dai traumi di guerra, deve ipotizzare un'altra pulsione, che chiamerà
di morte.
Lacan
Traduce pulsione di morte con istinto
di morte. L'istinto di morte e quello di vita sono in coppia che chiama
libido, essi non sono in opposizione, sono fusi e unificati. La pulsione
non è organica, né rappresenta una manifestazione della vita organica.
Per Freud la pulsione non è un mito e preferisce il termine "convenzione";
Lacan preferisce sostituirlo con il termine di "finzione". Mito di Aristofane
nel Convivio e traduzione nel mito della lamella (non si cerca l'altro
che ci completi, ma una protezione mitica che porta un supposto benessere
ancestrale).
Spinta: tendenza pura e semplice alla scarica da uno stimolo interno
(che non è fame o sete)
Fonte: riferimento ai bordi, cioè con tutti gli organi che mettono
in contatto l'interno con l'esterno (non solo bocca, ano e organo sessuale).
La pulsione, specie quella sessuale, non
fa che rappresentare, parzialmente, la curva dell'adempimento della sessualità
nel vivente; è quindi un tracciato dell'atto che ha come ultimo termine
la morte.
Oggetto: quando la pulsione lo afferra si accorge che non la soddisfa.
Concetto di oggetto a.
Meta: i pazienti non sono soddisfatti di ciò che sono, tuttavia
ciò che sono, che vivono, i loro stessi sintomi, deriva da una soddisfazione.
Però l'errore è che soddisfano "a" qualcosa. Non "si" accontentano, ma
"si" contentano. Cercano le vie del piacere, raggiungono la meta, ma non
si accontentano.

Alla fine si ottiene: "il movimento di una dinamo collegata ad un bocchettone
del gas, da cui ne esce una penna di pavone che solletica una bella donna
messa lì solo per la bellezza della cosa."
A proposito della pulsione di morte che lui chiama istinto di morte dice:
"Riconoscerete nella metafora del ritorno all'inanimato che Freud attribuisce
ad ogni corpo vivente questo margine al di là della vita che il linguaggio
assicura all'essere per il fatto che parla, e che è appunto quello in
cui si impegna, in posizione di significante, non solo quanto del suo
corpo vi si presta, per essere scambiabile, ma anche proprio il corpo
stesso" Cioè il corpo è solo un luogo di significazione.
Perrella
La pulsione di vita non è nutrirsi.
Difatti l'appetito è una determinazione semplificata e patologica del
pulsionale. L'origine della pulsione non è appropriarsi dell'oggetto (e
distruggerlo), ma nell'impossibilità del soggetto di coincidere con se
stesso (metafora della bocca che bacia se stessa).
Pulsione è voler fare uno con un oggetto, anche se implica la distruzione
dell'oggetto, non esclude affatto, ma anzi implica l'amore verso questo
oggetto.
La logica della pulsione è perciò la consapevolezza di ogni vivente della
sua parzialità. Perciò, ancora, esiste un legame tra pulsione e sapere:
la pulsione è in funzione del sapere perché è in funzione del suo limite
(della limitatezza di ogni essere). Il sapere è una forma d'amore (interpretazione
della foglia che si volge verso il sole come dell'amore della foglia verso
il sole: è una antropomorfizzazione di ciò che accade attraverso un concetto
umano che è l'amore).
Mentre la psicanalisi ha dato per presupposto che l'amore è una trasformazione
del desiderio sessuale, Perrella sostiene invece che il desiderio sessuale
è il risultato di una riduzione dell'amore: cioè l'amore non è affatto
una trasformazione del pulsionale, ma la pulsione è già una manifestazione
dell'amore.
Pulsione di morte: stimolo esterno troppo forte, né le difese né
la fuorclusione funzionano. Si forma, per Freud, una cicatrice, questa
zona colpita all'improvviso deve essere, in seguito e quindi con un ritardo,
sovrainvestita. La difesa (il sovrainvestimento e quindi l'angoscia) che
era mancata nel momento del trauma, viene messa in atto in un secondo
momento (dopo, cioè in modo ritardato) attraverso un meccanismo che (Perrella
sostiene) non è determinato dal principio di piacere e quindi dalle difese
o dalla fuorclusione che prima erano mancate, ma dal mero principio della
ripetizione: cioè dalla pulsione di morte.
La pulsione di morte non è riducibile ad una metafora del godimento sessuale
(che è una metafora assoluta della morte, come in Lacan) e non è neppure,
come dice Freud, una nostalgia del vivente per la materia inanimata, ma
è la morte che è in noi in quanto viventi. La pulsione di morte è l'espressione
della stessa volontà di ogni ente di rimanere nel suo stato, è cioè una
specie di inerzia (ma l'inerzia dipende dal punto d'osservazione). Non
c'è alcuna forza d'inerzia, né pulsione di morta: l'una e l'altra esistono
solo in quanto noi osserviamo il moto e la vita da un punto di vista esterno
(Mito di Crono, pagg. 226-228) . La pulsione di morte è guardare la vita
dall'esterno.
"Il soffio (la pulsione) è ciò che rappresenta alla materia, la quale
non sapeva nulla della propria vita, la sua stessa esistenza: come materia
morta, che quindi non sa affatto d'essere già viva; come materia
viva, che perciò vuole durare."
Franco Borghero
La pulsione va vista come una forza
costante sia in direzione che in intensità, che, volente o nolente, investe
ogni soggetto. E con questa forza dobbiamo "saperci fare".
In concordanza con il terzo principio della
termodinamica: principio dell'aumento dell'entropia. Cioè la tendenza
di ogni corpo di dirigersi verso il caos assoluto. Detto in parole meno
tecniche: ogni essere umano è destinato alla morte
Cerco di spiegarmi con una metafora:
immaginiamo un vento di direzione ed intensità costanti (un vento che
ci spinge verso la morte). Ora con questo vento si può navigare in vari
modi. Con il vento in poppa oppure di bolina. In modo che, con lo stesso
vento, si può navigare in una direzione oppure - quasi - nella direzione
opposta.
Si può navigare in direzione della vita oppure in quella della morte.
Sta solo a noi scegliere.
Navigare in direzione della vita non significa però desiderare
di durare in eterno, questoporterebbe all'immobilità (vedi Borges, Storia
dell'eternità) e quindi sarebbe una pulsione di morte, ma invece aprirsi
alla certezza della morte, permettendoci così, di vivere nel presente.

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