|
Sul trauma
Perché trauma?
Se c'è stato trauma significa che qualche
evento è stato così spaventoso che le normali reazioni a ciò che ci spaventa
(fuga, reazione, paralisi, panico, ecc.) non sono state sufficienti a
difenderci dall'evento stesso. Quindi la difesa messa in atto è di tipo
completamente diverso.
Inoltre, un evento che ci ha spaventato non abbiamo nessuna difficoltà
a ricordarlo, l'evento che ha provocato il trauma è sempre nascosto e
irraggiungibile per la memoria.
Per fare un po' di chiarezza vediamo innanzitutto come gli eventi arrivano
alla nostra coscienza.
Come si percepiscono gli eventi
esterni.
La percezione di ciò che ci circonda ci sembra
di carattere continuo, ma se esaminiamo più attentamente i processi percettivi
ci accorgiamo che le cose non stanno esattamente in questo modo.
Un evento che giunge ai nostri organi di senso, per esempio all'occhio,
è dapprima focalizzato dal cristallino, poi elaborato dalla retina e trasformato
in segnale elettrico, poi inviato dal nervo ottico a quella parte del
cervello atta a trasformarlo in ciò che noi chiamiamo immagine. Tutto
ciò richiede del tempo perché le velocità con cui sono trasportate queste
informazioni variano da 120 a 3 m/s. Inoltre l'immagine elaborata perdura
nel cervello per qualche frazione di secondo prima di essere sostituita
con la successiva. È evidente che tutti i segnali che provengono dal mondo
esterno sono di tipo continuo, ma il nostro sistema percettivo è in grado
di introiettarli solo in modo discreto; la visione di ciò che ci circonda
è caratterizzata da ritardi e da permanenze e non da un fluire continuo
di immagini diverse di durata nulla. Per questi motivi abbiamo la sensazione
che il presente esista e abbia consistenza. Il presente non è altro che
il permanere, per quanto breve, dei segnali che ci giungono dal mondo.
Gli eventi che percepiamo sono difficilmente numerabili, ma penso che
siano fondamentalmente divisibili in due categorie: quelli improvvisi
ed imprevisti e quelli che sono legati da una soluzione di continuità
con gli eventi che li hanno preceduti. L'evento prevedibile è un evento
che è connesso logicamente e prevedibilmente con gli eventi che lo hanno
preceduto. Se guardo fuori della mia finestra mi aspetto di continuare
a vedere la casa rossa che sta di fronte al mio appartamento, se guardo
il mio sigaro mi aspetto che dalla sua brace salga un sottile fumo azzurro,
se spingo sull'interruttore della luce mi aspetto che la lampada si accenda,
tutti questi eventi sono connessi ed elaborati con altri eventi del passato
e formano così una rete di interconnessioni logiche che né mi sorprendono
né mi spaventano.
Esempi di eventi apparentemente non prevedibili che comunque non ci spaventano:
campanello, lampo, ecc. (Però lo stesso campanello alle tre di notte ci
può spaventare).
Quali eventi possono costituire
un trauma
Consideriamo ora cosa avviene quando accade un evento non prevedibile.
Irrompe nel presente oggettivo senza che sia stato in alcun modo atteso
o annunciato. E deve mettere in pericolo (come diceva giustamente Massimo
Nucci*) o l'essere soggetto (morte) o l'identità di genere. In altre parole,
questo rischio gravissimo di morte o di identità sessuale, non si ha il
tempo di connetterlo logicamente con altri eventi che lo hanno preceduto
e sorprende l'osservatore, che può reagire in vari modi: spaventandosi,
fuggendo, paralizzandosi; tutto ciò ha la fisionomia del trauma senza
per altro che si possa affermare che lo sia davvero; perché se poi sarà
possibile per il soggetto spiegarsi a posteriori la cronologia degli eventi
che hanno condotto all'evento non ci sarà più ragione di rimuovere l'evento
stesso. È comunque necessario che, affinché ci sia un trauma, si verifichi
un'irruzione, nella vita di un soggetto, di un evento che non è prevedibile
in alcun modo e che riguardi questi due punti essenziali.
Restringiamo ancora il campo: l'evento potrà essere traumatico quando
nemmeno a posteriori sarà possibile comprenderlo logicamente. Esso resta
isolato e non ha la possibilità di essere elaborato e collegato con altri
eventi del passato. In questo isolamento le sole connessioni che può avere
non sono di tipo logico o metaforico, ma eventualmente di tipo casuale,
illogico o al massimo di assonanza o di metonimia. Da ciò si ricava che
un trauma, più che essere causato dalle qualità intrinseche dell'evento,
deriva dall'impossibilità che ha un soggetto (anche a posteriori) di collegarlo
con un altro del suo passato (si tende a collegarlo attraverso una logica
errata, oppure lo si isola e lo si circonda di veli protettivi). Es. di
un incidente automobilistico, mette a rischio la vita, ma a posteriori
può essere compreso e spiegato logicamente: quindi può non costituire
trauma. Perché invece possa esserci dev'essere impossibile comprenderlo
logicamente: "ogni evento traumatico è introiettato assieme ad un
errore logico".
Ma tutto ciò non è ancora sufficiente, perché per quanto drammatico sia
l'evento subito se il soggetto non immagina o non percepisce che l'evento
è causato da un desiderio dell'Altro (Altro inteso nel senso di chi è
preposto a difendere e tenere in vita e riconoscere l'identità sia soggettiva
che sessuale del soggetto. L'Altro che per definizione è buono, il quale
se invece mette a rischio i due nuclei fondamentali pone il soggetto di
fronte ad un impossibile logico) atto a provocare la sofferenza nel soggetto
stesso, non ci sarà trauma.
Ora il desiderio dell'Altro può essere reale oppure immaginato dal soggetto.
Le conseguenze saranno diverse.
Nel caso che il desiderio dell'Altro sia immaginato, che è il caso che
mi interessa, è evidente che quest'immaginazione contiene un errore logico
commesso dal soggetto stesso (penso che il papà sia pericoloso, invece
in realtà non ha nessuna intenzione di esserlo). Quest'errore logico e
colpevole sarà in definitiva proprio ciò che ci impedirà di ricordare
l'evento, in quanto l'illogicità delle connessioni renderà inaccessibile
alla logica di accedere al nucleo dell'evento.
L'evento verrà quindi dimenticato attraverso vari sistemi che il soggetto
ha a disposizione (rimozione, denegazione, sconfessione, fuorclusione)
e si depositerà, se mi è concesso quest'immagine, nell'inconscio. Inoltre
gli effetti che questo trauma avrà nella vita del soggetto dipenderà dal
valore emotivo che il soggetto stesso avrà vissuto nell'evento traumatico.
Quest'illogicità coinvolge certamente la cronologia degli eventi. Avrà
quindi uno stretto legame con la struttura del tempo soggettivo.
Ogni psicanalista sa quanto difficile e lungo sia il percorso che permetterà
all'analizzante di ricordare e rivivere l'evento traumatico insieme a
tutte le sensazioni che gli erano legate e riordinare logicamente l'errore
colpevole commesso dal soggetto.
Ricordo che il tempo** o meglio la cronologia sono costitutivi per la
comprensione logica degli eventi. La logica si muove sul terreno della
causalità e quindi della cronologia e quindi della freccia del tempo.
Siamo obbligati strutturalmente a comprendere le cose attraverso la logica.
Se le cose sono incomprensibili cerchiamo di organizzarle facendo ricorso
ad istanze esterne (dei) che ci semplificano le cose
Il trauma è un errore logico
Ma il conscio o la nostra parte razionale hanno una concezione interna
di tempo?
No. Hanno bisogno di una struttura esterna (calendari, episodi significativi,
orologi, ecc.) per stabilire una cronologia. Oppure, cosa estremamente
interessante, devono legare tra loro gli episodi in modo da formare una
catena causale logica. Solo attraverso la logica possiamo datare le nostre
esperienze.
È la logica quindi la forma della nostra strutturazione. Siamo, per così
dire, prigionieri della logica. Senza di essa non possiamo conoscere ne
conoscerci.
Nell'evento traumatico ciò che non ha funzionato è proprio la logica.
Si tenta una ricostruzione logica (errata) al fine di sostenere e giustificare
(per esempio) un sentimento disapprovabile. (la mamma ha ragione, il papà
è cattivo. La fa piangere, quindi è pericoloso anche per me ed io lo odio).
Da qui la nascita del fantasma nevrotico: $<>a il quale non
è solo governato dall'attrazione che esercita sul soggetto barrato l'oggetto
causa di desiderio, ma è anche impastato dall'errata interpretazione del
desiderio dell'Altro.
La dicotomia di fronte alla quale si trova il nevrotico è questa: l'Altro
mi ama, ma mi vuole fare del male. Questa illogicità incomprensibile si
tenterà di evitarla in modi molto complessi:
1. Si tenterà di dimenticare l'amore dell'Altro.
2. Si tenterà di dimenticare che anche noi l'amiamo
3. Si sostituirà l'odio all'amore e si tenterà di giustificare il nostro
odio dandogli dei supporti che saranno solo apparentemente logici.
4. Ci si convincerà della cattiveria dell'Altro trasformando l'odio immaginato
dell'Altro in odio reale.
5. Si tenterà di rimuovere il fatto inaugurale che è l'odio che il soggetto
stesso di sua spontanea volontà ha realmente provato per l'Altro.
Tutta questa operazione effettua delle rimozioni, non un tentativo di
comprensione logica, che inevitabilmente comporterebbe l'assunzione della
responsabilità del soggetto di aver immaginato l'odio nell'Altro e di
aver, conseguentemente, odiato l'Altro.
Ma, sia il sentimento inverso (vero), sia l'errore logico spingono per
emergere. L'illogicità dell'operazione di rimozione la si relega sempre
più indietro nel tempo, in una sorta di inizio (di cui niente e nessuno
saprebbe dirci nulla. Anche la fisica astronomica dell'inizio dell'universo
si ferma alla cosiddetta era di Plank). La ricostruzione di logica errata
ha però bisogno di essere continuamente alimentata distogliendo energie
vitali. Si spendono energie per creare dei supporti logici ad un fondamento
illogico. Ma il sintomo appare, cioè qualcosa nel corpo o nel pensiero
arriva ad avvisarci che c'è un errore. Cioè il soggetto tenta una guarigione,
infatti ogni sintomo è un tentativo errato di guarire. Le due vie scelte
possono essere da un parte il pensiero ossessivo dal quale non si riesce
ad uscire (fobie, pensieri ossessivi) dall'altra la via del corpo (isterizzazioni).
Per concludere è chiaro che appena si chiarirà qual è l'errore colpevole
che abbiamo commesso non ci sarà più ragione di dimenticare ciò che è
accaduto ed il trauma non sarà più tale in quanto l'evento verrà compreso
in tutta la sua effettiva e reale logicità. Questo però comporta l'assunzione
del soggetto della propria colpa. Colpa logica (ho volutamente travisato
le cose) e sentimentale (ho odiato senza una vera ragione).
Cosa completamente diversa nel caso il pericolo o la violenza siano state
reali. Anche qui ci sarà un errore logico (se mi hanno fatto del male
è perché lo meritavo) l'Altro mi ama e per amore mi ha fatto male. Ma
di questo ci parlerà Marisa Galbussera*** la prossima volta.
Forse in questo caso l'errore non sarà di colpevolizzare l'Altro, ma di
tentare di salvarlo.
Note
* Massimo Nucci, psicanalista. Ha
tenuto un seminario precedente al mio sugli effetti del trauma nelle nevrosi
e nelle perversioni.
**Come ha notato Freud: l'inconscio
non è soggetto alle leggi causali, non conosce la cronologia.
Minute per Fliess 1893 S. Freud, Opere, Boringhieri, Torino,
1968, vol 2°, p. 63: [La formazione di fantasie distorte nasce in quanto]
sono trascurati soprattutto i rapporti cronologici (le correzioni cronologiche
sembrano propriamente dipendere dall'attività del sistema della coscienza).
Interpretazione dei sogni 1899 Vol. 3°, p. 94: [Nel sogno e nella
follia] manca qualsiasi misura del tempo.
Pag. 289. Il sogno riproduce un nesso logico come simultaneità.
Pag. 301: Non va trascurata l'inversione temporale. Una tecnica piuttosto
frequente della deformazione onirica consiste nel raffigurare all'inizio
del sogno l'esito della vicenda. (intervento di logica errata al fine
di strutturare, nella stessa forma di logica errata, l'evento sognato).
Psicopatologia della vita quotidiana '01 Vol. 4°, p. 293 n. 2:
L'inconscio è soprattutto fuori del tempo.
Metapsicologia Pulsioni e loro destini. '15 Vol. 8°, p. 71: I
processi del sistema Inc. sono atemporali, e cioè non sono ordinati temporalmente,
[...] non hanno, insomma, alcun rapporto con il tempo.
Psicopatologia della vita quotidiana '30 Vol. 11°, p. 187: Anche
il rapporto con il tempo, così difficile da descrivere, è reso possibile
all'Io tramite il sistema percettivo; è quasi fuori dubbio che il modo
di operare di questo sistema sta all'origine della rappresentazione del
tempo. Ciò che caratterizza l'Io in modo del tutto particolare, differenziandolo
dall'Es, è una tendenza a sintetizzare i propri contenuti, a riassumere
e unificare i propri processi psichici, tendenza che manca completamente
all'Es.
*** Marisa Galbussera, psicanalista.
Parlerà del trauma derivato da eventi realmente accaduti.

|