Casa di Enzo Tiezzi

 
Emilio Filippini, sulla riva del Conca

 

Sul trauma

 

Perché trauma?
Se c'è stato trauma significa che qualche evento è stato così spaventoso che le normali reazioni a ciò che ci spaventa (fuga, reazione, paralisi, panico, ecc.) non sono state sufficienti a difenderci dall'evento stesso. Quindi la difesa messa in atto è di tipo completamente diverso.
Inoltre, un evento che ci ha spaventato non abbiamo nessuna difficoltà a ricordarlo, l'evento che ha provocato il trauma è sempre nascosto e irraggiungibile per la memoria.
Per fare un po' di chiarezza vediamo innanzitutto come gli eventi arrivano alla nostra coscienza.

Come si percepiscono gli eventi esterni.
La percezione di ciò che ci circonda ci sembra di carattere continuo, ma se esaminiamo più attentamente i processi percettivi ci accorgiamo che le cose non stanno esattamente in questo modo.
Un evento che giunge ai nostri organi di senso, per esempio all'occhio, è dapprima focalizzato dal cristallino, poi elaborato dalla retina e trasformato in segnale elettrico, poi inviato dal nervo ottico a quella parte del cervello atta a trasformarlo in ciò che noi chiamiamo immagine. Tutto ciò richiede del tempo perché le velocità con cui sono trasportate queste informazioni variano da 120 a 3 m/s. Inoltre l'immagine elaborata perdura nel cervello per qualche frazione di secondo prima di essere sostituita con la successiva. È evidente che tutti i segnali che provengono dal mondo esterno sono di tipo continuo, ma il nostro sistema percettivo è in grado di introiettarli solo in modo discreto; la visione di ciò che ci circonda è caratterizzata da ritardi e da permanenze e non da un fluire continuo di immagini diverse di durata nulla. Per questi motivi abbiamo la sensazione che il presente esista e abbia consistenza. Il presente non è altro che il permanere, per quanto breve, dei segnali che ci giungono dal mondo.
Gli eventi che percepiamo sono difficilmente numerabili, ma penso che siano fondamentalmente divisibili in due categorie: quelli improvvisi ed imprevisti e quelli che sono legati da una soluzione di continuità con gli eventi che li hanno preceduti. L'evento prevedibile è un evento che è connesso logicamente e prevedibilmente con gli eventi che lo hanno preceduto. Se guardo fuori della mia finestra mi aspetto di continuare a vedere la casa rossa che sta di fronte al mio appartamento, se guardo il mio sigaro mi aspetto che dalla sua brace salga un sottile fumo azzurro, se spingo sull'interruttore della luce mi aspetto che la lampada si accenda, tutti questi eventi sono connessi ed elaborati con altri eventi del passato e formano così una rete di interconnessioni logiche che né mi sorprendono né mi spaventano.
Esempi di eventi apparentemente non prevedibili che comunque non ci spaventano: campanello, lampo, ecc. (Però lo stesso campanello alle tre di notte ci può spaventare).

Quali eventi possono costituire un trauma
Consideriamo ora cosa avviene quando accade un evento non prevedibile. Irrompe nel presente oggettivo senza che sia stato in alcun modo atteso o annunciato. E deve mettere in pericolo (come diceva giustamente Massimo Nucci*) o l'essere soggetto (morte) o l'identità di genere. In altre parole, questo rischio gravissimo di morte o di identità sessuale, non si ha il tempo di connetterlo logicamente con altri eventi che lo hanno preceduto e sorprende l'osservatore, che può reagire in vari modi: spaventandosi, fuggendo, paralizzandosi; tutto ciò ha la fisionomia del trauma senza per altro che si possa affermare che lo sia davvero; perché se poi sarà possibile per il soggetto spiegarsi a posteriori la cronologia degli eventi che hanno condotto all'evento non ci sarà più ragione di rimuovere l'evento stesso. È comunque necessario che, affinché ci sia un trauma, si verifichi un'irruzione, nella vita di un soggetto, di un evento che non è prevedibile in alcun modo e che riguardi questi due punti essenziali.
Restringiamo ancora il campo: l'evento potrà essere traumatico quando nemmeno a posteriori sarà possibile comprenderlo logicamente. Esso resta isolato e non ha la possibilità di essere elaborato e collegato con altri eventi del passato. In questo isolamento le sole connessioni che può avere non sono di tipo logico o metaforico, ma eventualmente di tipo casuale, illogico o al massimo di assonanza o di metonimia. Da ciò si ricava che un trauma, più che essere causato dalle qualità intrinseche dell'evento, deriva dall'impossibilità che ha un soggetto (anche a posteriori) di collegarlo con un altro del suo passato (si tende a collegarlo attraverso una logica errata, oppure lo si isola e lo si circonda di veli protettivi). Es. di un incidente automobilistico, mette a rischio la vita, ma a posteriori può essere compreso e spiegato logicamente: quindi può non costituire trauma. Perché invece possa esserci dev'essere impossibile comprenderlo logicamente: "ogni evento traumatico è introiettato assieme ad un errore logico".
Ma tutto ciò non è ancora sufficiente, perché per quanto drammatico sia l'evento subito se il soggetto non immagina o non percepisce che l'evento è causato da un desiderio dell'Altro (Altro inteso nel senso di chi è preposto a difendere e tenere in vita e riconoscere l'identità sia soggettiva che sessuale del soggetto. L'Altro che per definizione è buono, il quale se invece mette a rischio i due nuclei fondamentali pone il soggetto di fronte ad un impossibile logico) atto a provocare la sofferenza nel soggetto stesso, non ci sarà trauma.
Ora il desiderio dell'Altro può essere reale oppure immaginato dal soggetto. Le conseguenze saranno diverse.
Nel caso che il desiderio dell'Altro sia immaginato, che è il caso che mi interessa, è evidente che quest'immaginazione contiene un errore logico commesso dal soggetto stesso (penso che il papà sia pericoloso, invece in realtà non ha nessuna intenzione di esserlo). Quest'errore logico e colpevole sarà in definitiva proprio ciò che ci impedirà di ricordare l'evento, in quanto l'illogicità delle connessioni renderà inaccessibile alla logica di accedere al nucleo dell'evento.
L'evento verrà quindi dimenticato attraverso vari sistemi che il soggetto ha a disposizione (rimozione, denegazione, sconfessione, fuorclusione) e si depositerà, se mi è concesso quest'immagine, nell'inconscio. Inoltre gli effetti che questo trauma avrà nella vita del soggetto dipenderà dal valore emotivo che il soggetto stesso avrà vissuto nell'evento traumatico.
Quest'illogicità coinvolge certamente la cronologia degli eventi. Avrà quindi uno stretto legame con la struttura del tempo soggettivo.
Ogni psicanalista sa quanto difficile e lungo sia il percorso che permetterà all'analizzante di ricordare e rivivere l'evento traumatico insieme a tutte le sensazioni che gli erano legate e riordinare logicamente l'errore colpevole commesso dal soggetto.
Ricordo che il tempo** o meglio la cronologia sono costitutivi per la comprensione logica degli eventi. La logica si muove sul terreno della causalità e quindi della cronologia e quindi della freccia del tempo. Siamo obbligati strutturalmente a comprendere le cose attraverso la logica. Se le cose sono incomprensibili cerchiamo di organizzarle facendo ricorso ad istanze esterne (dei) che ci semplificano le cose

Il trauma è un errore logico
Ma il conscio o la nostra parte razionale hanno una concezione interna di tempo?
No. Hanno bisogno di una struttura esterna (calendari, episodi significativi, orologi, ecc.) per stabilire una cronologia. Oppure, cosa estremamente interessante, devono legare tra loro gli episodi in modo da formare una catena causale logica. Solo attraverso la logica possiamo datare le nostre esperienze.
È la logica quindi la forma della nostra strutturazione. Siamo, per così dire, prigionieri della logica. Senza di essa non possiamo conoscere ne conoscerci.
Nell'evento traumatico ciò che non ha funzionato è proprio la logica.
Si tenta una ricostruzione logica (errata) al fine di sostenere e giustificare (per esempio) un sentimento disapprovabile. (la mamma ha ragione, il papà è cattivo. La fa piangere, quindi è pericoloso anche per me ed io lo odio). Da qui la nascita del fantasma nevrotico: $<>a il quale non è solo governato dall'attrazione che esercita sul soggetto barrato l'oggetto causa di desiderio, ma è anche impastato dall'errata interpretazione del desiderio dell'Altro.
La dicotomia di fronte alla quale si trova il nevrotico è questa: l'Altro mi ama, ma mi vuole fare del male. Questa illogicità incomprensibile si tenterà di evitarla in modi molto complessi:
1. Si tenterà di dimenticare l'amore dell'Altro.
2. Si tenterà di dimenticare che anche noi l'amiamo
3. Si sostituirà l'odio all'amore e si tenterà di giustificare il nostro odio dandogli dei supporti che saranno solo apparentemente logici.
4. Ci si convincerà della cattiveria dell'Altro trasformando l'odio immaginato dell'Altro in odio reale.
5. Si tenterà di rimuovere il fatto inaugurale che è l'odio che il soggetto stesso di sua spontanea volontà ha realmente provato per l'Altro.
Tutta questa operazione effettua delle rimozioni, non un tentativo di comprensione logica, che inevitabilmente comporterebbe l'assunzione della responsabilità del soggetto di aver immaginato l'odio nell'Altro e di aver, conseguentemente, odiato l'Altro.
Ma, sia il sentimento inverso (vero), sia l'errore logico spingono per emergere. L'illogicità dell'operazione di rimozione la si relega sempre più indietro nel tempo, in una sorta di inizio (di cui niente e nessuno saprebbe dirci nulla. Anche la fisica astronomica dell'inizio dell'universo si ferma alla cosiddetta era di Plank). La ricostruzione di logica errata ha però bisogno di essere continuamente alimentata distogliendo energie vitali. Si spendono energie per creare dei supporti logici ad un fondamento illogico. Ma il sintomo appare, cioè qualcosa nel corpo o nel pensiero arriva ad avvisarci che c'è un errore. Cioè il soggetto tenta una guarigione, infatti ogni sintomo è un tentativo errato di guarire. Le due vie scelte possono essere da un parte il pensiero ossessivo dal quale non si riesce ad uscire (fobie, pensieri ossessivi) dall'altra la via del corpo (isterizzazioni).
Per concludere è chiaro che appena si chiarirà qual è l'errore colpevole che abbiamo commesso non ci sarà più ragione di dimenticare ciò che è accaduto ed il trauma non sarà più tale in quanto l'evento verrà compreso in tutta la sua effettiva e reale logicità. Questo però comporta l'assunzione del soggetto della propria colpa. Colpa logica (ho volutamente travisato le cose) e sentimentale (ho odiato senza una vera ragione).
Cosa completamente diversa nel caso il pericolo o la violenza siano state reali. Anche qui ci sarà un errore logico (se mi hanno fatto del male è perché lo meritavo) l'Altro mi ama e per amore mi ha fatto male. Ma di questo ci parlerà Marisa Galbussera*** la prossima volta.
Forse in questo caso l'errore non sarà di colpevolizzare l'Altro, ma di tentare di salvarlo.


Note

* Massimo Nucci, psicanalista. Ha tenuto un seminario precedente al mio sugli effetti del trauma nelle nevrosi e nelle perversioni.

**Come ha notato Freud: l'inconscio non è soggetto alle leggi causali, non conosce la cronologia.
Minute per Fliess
1893 S. Freud, Opere, Boringhieri, Torino, 1968, vol 2°, p. 63: [La formazione di fantasie distorte nasce in quanto] sono trascurati soprattutto i rapporti cronologici (le correzioni cronologiche sembrano propriamente dipendere dall'attività del sistema della coscienza).
Interpretazione dei sogni
1899 Vol. 3°, p. 94: [Nel sogno e nella follia] manca qualsiasi misura del tempo.
Pag. 289. Il sogno riproduce un nesso logico come simultaneità.
Pag. 301: Non va trascurata l'inversione temporale. Una tecnica piuttosto frequente della deformazione onirica consiste nel raffigurare all'inizio del sogno l'esito della vicenda. (intervento di logica errata al fine di strutturare, nella stessa forma di logica errata, l'evento sognato).
Psicopatologia della vita quotidiana '01 Vol. 4°, p. 293 n. 2: L'inconscio è soprattutto fuori del tempo.
Metapsicologia Pulsioni e loro destini. '15 Vol. 8°, p. 71: I processi del sistema Inc. sono atemporali, e cioè non sono ordinati temporalmente, [...] non hanno, insomma, alcun rapporto con il tempo.
Psicopatologia della vita quotidiana
'30 Vol. 11°, p. 187: Anche il rapporto con il tempo, così difficile da descrivere, è reso possibile all'Io tramite il sistema percettivo; è quasi fuori dubbio che il modo di operare di questo sistema sta all'origine della rappresentazione del tempo. Ciò che caratterizza l'Io in modo del tutto particolare, differenziandolo dall'Es, è una tendenza a sintetizzare i propri contenuti, a riassumere e unificare i propri processi psichici, tendenza che manca completamente all'Es.

*** Marisa Galbussera, psicanalista. Parlerà del trauma derivato da eventi realmente accaduti.

 

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